Trump, mercati: correzione e poi rapida ripresa

E’ opportuno distinguere tre diversi orizzonti di investimento per valutare gli effetti dell’elezione di Donald Trump sull’economia e sui mercati finanziari.

donald trump mercati finanziariIl popolo americano ha scelto il 45mo Presidente degli Stai Uniti d’America, Donald Trump. Quali saranno gli effetti sull’economia e sui mercati finanziari e quale differenza farà questa vittoria in termini di orizzonte di investimento?

L’elezione di Donald Trump darà il via a un fuoco di artificio nel breve termine. Noi, dopo una correzione sui mercati azionari, prevediamo una rapida ripresa, poiché non è ancora certo se questo risultato condurrà effettivamente a un cambiamento delle politiche.

È necessario distinguere i tre diversi orizzonti di investimento nel valutare le ricadute dell’elezione di Trump sull’economia e sui mercati. Illustriamo brevemente le possibili conseguenze nelle prossime settimane, mesi e anni ossia a breve, medio e lungo termine. Ovviamente, i mercati finanziari sconteranno le conseguenza più rapidamente.

Gli effetti nel breve termine
Il risultato delle elezioni determinerà a breve termine una maggiore incertezza, un clima che di certo non piace agli investitori. E che ha caratterizzato anche le ultime settimane. Il sentiment dei mercati era nettamente orientato verso un posizionamento difensivo. Le asset class rischiose come le azioni, i crediti e il petrolio registreranno perdite mentre saranno favoriti l’oro e i Titoli di Stato. Tuttavia, il sentiment economico è nettamente migliorato nelle ultime settimane. In casi di reazione fortemente eccessiva tendiamo a formulare un outlook tatticamente positivo nei confronti del mercato azionario.

Gli effetti nel medio termine
Anche se l’esito delle urne è stato chiaro, ciò non significa la fine dell’incertezza politica. La mantenuta maggioranza alla Camera e al Senato attribuisce ai repubblicani il pieno controllo. Tuttavia, a causa delle profonde divisioni all’interno del partito repubblicano, è improbabile che Donald Trump realizzi tutte le politiche annunciate durante la campagna.

Nel medio termine, le maggiori differenze tra i due candidati riguardano le politiche di bilancio e l’orientamento della politica monetaria. In merito alla politica di bilancio, sarà determinante l’ampiezza delle misure adottate. I due candidati infatti erano a favore dell’attuazione di misure di stimolo da parte del governo. Quindi, l’investimento nelle infrastrutture era scontato, ma Trump in questo senso si spinge ben oltre la candidata democratica. L’elezione di Trump significa che i mercati finanziari dovranno fare i conti con un’incertezza monetaria maggiore. Inoltre, di recente Donald Trump ha dichiarato che i tassi d’interesse sono rimasti troppo a lungo a livelli eccessivamente bassi e che non intende confermare l’incarico di Janet Yellen.

Nel lungo termine la situazione è diversa
Nella nostra analisi di scenario pubblicata la scorsa settimana (link a fondo pagina) abbiamo rivolto grande attenzione alla corrente sociale populista che ha fatto da sfondo alle elezioni presidenziali. Il fatto che gli elettori siano meno propensi a votare per i partiti del centro e più attratti dagli estremismi politici non è un fenomeno isolato. Non tutti hanno goduto dei vantaggi della globalizzazione e del progresso tecnologico e di conseguenza si è diffusa un’insoddisfazione per l’”iniqua” distribuzione della ricchezza. Non sorprende quindi che entrambi i candidati abbiano fatto vibrare la corda di ciò che potremmo definire “anti-globalizzazione”.

La differenza tra i candidati è più ampia in merito alla fiscalità. Trump è nettamente a favore di un’impostazione “lato offerta” con tagli delle tasse sia per le aziende sia per i consumatori. L’idea è che una pressione fiscale inferiore possa disincentivare l’evasione fiscale. L’approccio di Hillary Clinton era completamente diverso, ovvero a favore di una regolamentazione più severa per prevenire l’evasione fiscale da parte delle aziende e di una maggiore imposizione delle fasce più abbienti. Probabilmente entrambe le politiche sarebbero state ammorbidite, in quanto l’approvazione delle nuove leggi è compito del Congresso americano. La velocità nell’implementazione dei piani per la crescita da parte di Trump e la misura in cui gli investitori terranno conto delle nuove misure di stimolo determineranno i rendimenti dei mercati obbligazionari. Questo significa la fine dell’attuale periodo di calma.

Conclusioni
Come abbiamo detto, la scelta a favore della turbolenza con l’elezione di Trump è meno estrema di quanto non sembri. Secondo le nostre previsioni, dopo la reazione a breve termine, l’elezione di Trump determinerà un aumento dei rendimenti. Non solo come conseguenza degli stimoli di bilancio ma anche per effetto dell’atteggiamento meno favorevole nei confronti della globalizzazione. Gli investitori si orienteranno sugli investimenti nazionali e alla fine concluderanno che gli effetti negativi sono meno gravi del previsto.

Commento a cura di Kempen Capital Management