Titoli di Stato italiani: non è tutto oro quel che luccica

Il fatto che le banche italiane siano tra i maggiori detentori di Titoli di Stato italiani crea un continuo rischio di un’ulteriore vendita di titoli pubblici.

Titoli di Stato italianiLa scorsa settimana Matteo Renzi ha ottenuto una piccola vittoria quando la Commissione europea ha approvato il programma di stabilità per l’Italia 2016. L’Italia ha così evitato all’UE di aprire una PDE (procedura per debito eccessivo), il che sembra un piccolo miracolo visto il rapporto debito/PIL italiano che sfiora il 133%. Buone notizie per l’Italia quindi, corroborate peraltro dai dati macroeconomici pubblicati per il primo trimestre che evidenziano un’attività economica in lenta ma stabile ripresa per quest’anno. Quanto alle agenzie di rating, questa notizia probabilmente non altererà l’attuale outlook stabile attribuito al rating del credito italiano. E, last but not least, il programma di emissione dei BTP Italia sembra essere ben avviato, con oltre il 50% del fabbisogno di finanziamento già coperto per quest’anno. Guardando al secondo semestre, l’offerta netta di BTP sarà negativa, poiché l’ammontare dei riscatti e delle cedole è chiaramente superiore al fabbisogno di raccolta stimato in 100 miliardi di euro per i prossimi sei mesi. Se tutto sembra essere rose e fiori, che cosa potrebbe andare storto?

In effetti gli investitori dovrebbero guardare con cautela ad alcuni fattori. Innanzitutto, da un punto di vista dei mercati dei capitali, sembra che la contrazione dello spread tra il Bund tedesco e il BTP italiano abbia raggiunto il massimo, nonostante l’espansione del programma di acquisto di titoli pubblici da parte della BCE. Lo spread sfiorava i 100 pb a inizio anno, mentre ora viaggia a stento attorno ai 130 basis point. In secondo luogo, i problemi del sistema bancario italiano non sono stati totalmente risolti. Il fatto che le banche italiane siano tra i maggiori detentori di Titoli di Stato italiani crea un continuo rischio di un’ulteriore vendita di titoli pubblici. In terzo luogo, c’è stato un calo strutturale del numero di investitori esteri di BTP Italia, il che sta a indicare che la domanda dipende ora prevalentemente dagli sviluppi finanziari nazionali, che sembrano più vulnerabili alle vicissitudini politiche.

Tenuto conto di tutti questi fattori, si potrebbe concludere che, anche se le prospettive sono luminose, non è tutto oro quel che luccica. La situazione appare ancora estremamente fragile e non dovremo sorprenderci nel vedere lo spread rispetto al Bund allargarsi ancora. E viste le emissioni per 30 miliardi di euro di BTP con scadenza decennale o superiore previste per i prossimi mesi, ci saranno quasi sicuramente livelli migliori di investimento nel debito sovrano italiano quest’estate.

Commento a cura di William de Vries, Head of Core Fixed Income, Kempen Capital Management