Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana

Le proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana nel triennio 2019-2021 contenute nel Bollettino Economico di gennaio 2019 della Banca d’Italia.

proiezioni macroeconomiche economia italianaNegli ultimi mesi si sono manifestati segnali di deterioramento ciclico in molte economie avanzate ed emergenti. Sulle prospettive del commercio mondiale gravano i rischi relativi a un esito negativo del negoziato commerciale tra Stati Uniti e Cina, al possibile riacutizzarsi delle tensioni finanziarie nei paesi emergenti e alle modalità con le quali avrà luogo la Brexit. Nell’area dell’euro la crescita si è indebolita. Il Consiglio direttivo della BCE ha ribadito l’intenzione di mantenere un significativo stimolo monetario per un periodo prolungato.

In Italia l’attività potrebbe essersi ancora ridotta. Secondo gli indicatori congiunturali disponibili, dopo il calo registrato nel terzo trimestre l’attività potrebbe essere ancora diminuita nel quarto. Secondo le imprese dell’industria e dei servizi, intervistate nell’ambito del sondaggio congiunturale condotto dalla Banca d’Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, i piani di investimento per l’anno in corso sarebbero più contenuti a seguito sia dell’incertezza politica ed economica sia delle tensioni commerciali.

Le condizioni sul mercato dei titoli di Stato sono divenute più favorevoli. Infatti, per effetto dell’accordo tra il Governo italiano e la Commissione europea sui programmi di bilancio, i premi per il rischio sui titoli sovrani sono diminuiti rispetto al picco registrato a novembre, ma restano elevati; anche i CDS bancari si sono ridotti.

Le proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana nel triennio 2019-2021
La proiezione centrale della crescita del PIL è pari allo 0,6 per cento quest’anno, allo 0,9 nel 2020 e all’1,0 per cento nel 2021. La dispersione della distribuzione di probabilità attorno a questi valori centrali è particolarmente ampia. Rischi al ribasso per la crescita dell’economia italiana sono legati all’eventualità di un nuovo rialzo dei rendimenti sovrani, a un più rapido deterioramento delle condizioni di finanziamento del settore privato e a un ulteriore rallentamento della propensione a investire delle imprese. Un più accentuato rientro delle tensioni sui rendimenti dei titoli di Stato potrebbe invece favorire ritmi di crescita più elevati.