PIL USA: crescita incoraggiante e genuina

La portata del dato sul PIL USA viene amplificata dalla sensazionale ripresa dei consumi e dal contestuale calo delle scorte.

economia PIL usaL’economia statunitense è cresciuta del 2,1% annualizzato nel secondo trimestre del 2019, in rallentamento rispetto al +3,1% del trimestre precedente. Il dato sul PIL USA è risultato ben sopra il consenso (1,9% stime Bloomberg) e le stime della Fed di Atlanta (+1,3%). Al rallentamento della crescita hanno contribuito il forte calo delle scorte, dell’export (-5,2% da +4,1%) e degli investimenti fissi non residenziali, solo in parte bilanciati dall’accelerazione dei consumi (+4,3% da +1,1%) e della spesa governativa.

Analizzando nel dettaglio il dato, la crescita sembra essere piuttosto incoraggiante e genuina. La portata del dato infatti viene amplificata dalla sensazionale ripresa dei consumi e dal contestuale calo delle scorte. Elementi questi in grado di creare aspettative positive anche per i prossimi trimestri.

L’unica nota stonata è il calo dell’export, che ha risentito probabilmente del peso del dollaro forte. Se queste figure dovessero essere confermate tra un mese, probabilmente il mercato dovrà riconsiderare almeno uno dei tre tagli dei tassi d’interesse previsti da qui a fine anno per la Federal Reserve.

A tal proposito, crediamo che il dato di oggi non metta in discussione il taglio previsto per la prossima settimana. Difatti, Powell ha sempre sostenuto che, sebbene i dati correnti non giustifichino un taglio dei tassi, la Fed agisce per il deterioramento dell’outlook dovuto ai crescenti timori globali.

Segnaliamo inoltre che, con il dato odierno, l’economia statunitense mette a segno il quattordicesimo mese di fila con una crescita superiore all’1%, la serie più lunga dal secondo trimestre del 2000.

Sui mercati, abbiamo assistito a un rialzo dei tassi sui Treasury, mentre il biglietto verde è rimasto pressoché invariato, con un lieve tentativo di apprezzamento. Il cambio EurUsd sta provando ora a scendere verso 1,11.

Elementi questi che ci spingono a pensare come anche gli investitori al momento non credono in un passo indietro della Banca centrale statunitense in vista della prossima settimana.

Commento a cura di IG Italia

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