Perche’ si torna a parlare di Zone Franche Urbane

Perche' si torna a parlare di Zone Franche UrbaneNon e’ la prima volta che nel nostro paese si parla delle cosiddette “zone franche”: gia’ nel 2006, infatti, si affronto’ l’argomento di queste zone in cui avviare dei programmi di defiscalizzazione, utili per creare piccole e microimprese. Dopo tante promesse, ecco che il governo tecnico prova il rilancio dell’iniziativa con il Decreto Crescita bis, visto che il Ministero dello Sviluppo Economico e il Tesoro hanno gia’ predisposto la mappa delle Zone Franche Urbane, con ben quarantaquattro aree che si trovano nel nostro Mezzogiorno. Si riuscira’ finalmente a incentivare queste aziende con una serie di agevolazioni fiscali?

Le aree individuate dai due dicasteri comprendono le zone gia’ ammesse dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe), quelle ammesse ma non ancora finanziate e quelle selezionate dalla Regione Sicilia. Il denaro proverra’ da risorse regionali e da alcune riprogrammazioni. Le regioni coinvolte sono tre, vale a dire Campania, Puglia e Sicilia, mentre pe la Sardegna vi sara’ una sperimentazione che riguardera’ i comuni della provincia di Carbonia-Iglesias.

I comuni celebri sono parecchi, come ad esempio Napoli, Benevento, Lecce, Taranto, Crotone, Lamezia Terme, Cosenza, Reggio Calabria, Catania, Messina, Trapani e Palermo (il quartiere Brancaccio e il porto), ma vi sono anche altre piccole realta’ che meritano attenzione. Ogni singola agevolazione verra’ concessa in base al regime de minimis, vale a dire che per un periodo di tre anni il limite massimo sara’ di 200mila euro. Altre condizioni e termini devono ancora essere definiti.

I benefici sono presto detti. Anzitutto, si parla di esenzioni dalle imposte sui redditi fino a centomila euro, esenzioni dall’Irap (Imposta Regionale sulle Attivita’ Produttive), esenzioni dall’Imu per quattro anni in relazione agli immobili che si trovano nelle zone franche, oltre all’esonero dal pagamento dei contributi per i contratti a tempo indeterminato di almeno dodici mesi. Per accedere a questo “ben di Dio” e’ necessario svolgere l’attivita’ nell’area interessata, dimostrando inoltre come avvengono le assunzioni dei dipendenti.

Autore: Simone Ricci – Iljournal.it