Lusso e preziosi, valido investimento nei periodi di recessione

altL’Area Research di BMPS ha elaborato il report “L’investimento in preziosi: beni rifugio d’eccellenza”, in cui vengono sintetizzati i risultati dell’ultimo quinquennio delle principali aste internazionali di gioielli e preziosi attraverso l’indice MPS Jewels Index. Crescite sensazionali del comparto grazie alla sua natura anticiclica e al sensibile rialzo dei prezzi dei metalli che costituiscono il sottostante. Buona la tenuta dell’industria del gioiello italiana. Anche in Borsa il gioiello di lusso si conferma un investimento che crea valore.

Questi i principali punti della ricerca:

Tra i vari beni rifugio il segmento gioielli mostra un progresso considerevole: MPS Jewels Index +160,8% negli ultimi 5 anni e +16,5% nell’ultimo anno.

Il successo del segmento è da attribuire a due motivi principali: 1) il gioiello è visto come un bene rifugio di garanzia; 2) il valore del sottostante (oro, argento, diamante…) è cresciuto sensibilmente in questo periodo di recessione.

I tassi di unsold registrati nelle aste dedicate di gioielli e preziosi degli ultimi 5 semestri si assestano sui livelli dei tassi medi del quinquennio (tasso medio per lotto 21,4%, per valore 17,6%), e comunque ben al di sotto dei picchi raggiunti nel 2008.

Con riferimento ai metalli pregiati, l’oro, al pari dell’argento, diventa appetibile in termini di bene rifugio, quando tutte le altre opportunità di investimento mostrano elevata e prolungata volatilità. L’oro è storicamente anticiclico rispetto alla Borsa. Data la contestuale situazione di crisi che coinvolge gli altri assets finanziari, i metalli pregiati dotati di mercato ufficiale offrono, oggi, una credibile opportunità di investimento.

Negli ultimi 5 anni l’oro è cresciuto del +144,4%, l’argento del +218,2%. Con riferimento all’ultimo anno l’elevata crescita dell’argento (+97,8%), dipende dalla spiccata volatilità, conseguenza di: 1) mercato non molto vasto; 2) aumento della domanda del settore industriale; 3) maggiore interesse suscitato come investimento.

Nella attuale congiuntura macroeconomica è normale assistere a improvvise e violente cadute dei prezzi, l’oro ad esempio nel solo mese di settembre 2011 ha perso il 12%, ma si prevede un consolidamento del movimento rialzista dei due metalli, fino almeno alla prossima primavera 2012.

Anche il mercato dei diamanti risulta in positivo sia perché i diamanti sono per definizione una risorsa destinata ad apprezzarsi nel tempo sia per la forte domanda proveniente da Cina, India, Stati Uniti ed Europa. Complessivamente la performance realizzata negli ultimi 5 anni è +55,2% e nell’ultimo anno +15,2%.

Il mercato dei preziosi (sintetizzato nel MPS Jewels Index e rappresentato da oro, argento e diamanti) ha saputo apprezzarsi in questa fase di recessione, garantendo rendimenti positivi anche in termini reali. Il MPS Jewels Index è cresciuto sia per il rincaro del sottostante sia perché in periodi di crisi il prezioso rappresenta un investimento perfettamente anticiclico.

Dall’analisi sulle prospettive dell’industria del gioiello italiano emerge che la crescita della produzione e dell’export risente più del rincaro dei metalli preziosi (oro soprattutto) che dell’incremento effettivo della domanda reale. La pressione competitiva risulta in crescita a causa di: 1) difficoltà reperimento manodopera qualificata; 2) costo materie prime in crescita; 3) assenza di economie di scala; 4) alta volatilità dei cambi (€/$ soprattutto); 5) diminuzione reddito disponibile per beni voluttuari.

Il legame tra oreficeria e fashion system sembra destinato ad aumentare anche in futuro almeno per i marchi storici della gioielleria tradizionale italiana e per gli operatori che insistono già su settori attigui al lusso.

Nel focus dedicato alle performance borsistiche del gioiello di lusso, emerge che il MPS Jewels Market Value Index nel periodo gennaio 2007 – settembre 2011 è risultato in crescita del (+28,4%); la diffusa difficoltà dei mercati finanziari, dall’inizio dell’anno ad oggi ha fatto registrare un rendimento negativo del -20,5% in linea, comunque, con tutti gli altri indici nazionali considerati.
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