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L’Italia e gli imperscrutabili speculatori internazionali

L’Italia, per l’entità dei suoi titoli pubblici in circolazione, per la gracilità delle difese spendibili, appare un boccone stimolante per le bramosie di guadagni strepitosi degli imperscrutabili speculatori internazionali.

La FED (Federal Reserve USA) è impegnata da anni a stampare dollari in grande quantità – migliaia di miliardi – ed ora annuncia il cambio di passo (tapering) per evitare che i mercati si rendano conto della spropositata quantità di “carta-moneta” in circolazione e dell’aleatorietà del suo valore reale.

Immediatamente – e per magica coincidenza – è entrata in gioco la Banca Centrale Europea (BCE) che ha messo in lavorazione forzata le sue tipografie per la stampa e la progressiva distribuzione di 1.100 miliardi di euro (per il momento).

La BCE con questi mezzi finanziari creati ad arte, al ritmo di 60 miliardi di euro al mese, acquista titoli degli Stati europei in stretta relazione all’entità della loro partecipazione al capitale della stessa Banca centrale.

Viene fatto di pensare che molte di queste risorse “europee”, attraverso svariati canali e modalità, vengano utilizzate per comprare titoli azionari ed obbligazionari americani, spingendo ancora più in alto gli indici azionari di Wall Street, sempre più scollegati alle realtà aziendali.

Se così fosse si allungherebbe nel tempo il momento della rettifica – più volte annunciata – degli indici della borsa USA con il rischio di un ridimensionamento ancora più incisivo e traumatico per le quotazioni dei titoli azionari quando il vento dei mercati, d’un tratto, decidesse di cambiare direzione.

L’attenzione, però, va alla situazione europea ed a quella italiana in particolare. Da sottolineare: la BCE acquista titoli europei sul mercato secondario, non in sede di aste primarie, con l’implicito impegno del rimborso a scadenza di detti titoli.

La BCE, dunque, acquista ma non distrugge questi titoli di debito ed immagina che prima o poi le risorse momentaneamente erogate ritornino alla base.

La BCE con questa operazione sta “calmierando provvisoriamente” i mercati, diffondendo una sensazione falsata di tranquillità finanziaria e di facile gestione del debito pubblico che, in Italia, continua la sua crescita esponenziale.

Stampa e televisione diffondono notizie in continuo di titoli di Stato venduti in Italia a tasso d‘interesse e rendimento negativo – per Bot fino ad un anno – ed a tassi minimi intorno all’uno per cento con riferimento ai BTP decennali.

Una situazione apparentemente ottimale per le casse dello Stato che farebbe presumere un Paese ben guidato, con consolidata ripresa produttiva, con percentuale di disoccupati in forte calo ed un debito pubblico in contrazione.

Questa, purtroppo, non è la vera fotografia del nostro Paese, anche in visione prospettica, pur registrando, per lo stesso, tentativi di ammodernamento e normalizzazione. L’intervento di “allentamento quantitativo” (quantitative easing) della BCE rischia dunque di procurare ulteriori danni ai Paesi “assistiti”, nel caso di possibili, future criticità internazionali al momento non definibili.

Basti pensare a quanto accaduto in Italia nell’estate del 2011.

In quell’occasione sono bastate poche decine di miliardi di euro di BTP (Buoni poliennali del Tesoro) “buttati” sul mercato per creare il caos finanziario in Italia: “spread” alle stelle (differenza di interessi sui BTP italiani rispetto agli analoghi tedeschi fino a 700), caduta repentina e rovinosa del Governo in carica, mancato appello agli elettori e nomina frettolosa di un “tecnico” a capo del Governo per il riaggancio all’Unione Europea e per la riconquista di condizioni di mercati accettabili per le nuove emissioni di titoli pubblici.

Attualmente, abbagliati da questa sensazione di superamento delle difficoltà per la perdurante fase critica, esponenti “illuminati e lungimiranti” della politica discutono addirittura del “tesoretto spendibile” derivante dagli interessi risparmiati dallo Stato con i minori tassi d’interesse sui nuovi titoli emessi.

In molti casi, con i risparmiatori bastonati e frastornati, i titoli di nuova emissione sono sottoscritti dalle banche – qualcuno parla sottovoce di velata coercizione – a fronte dei buoni guadagni in conto capitale realizzati con la cessione dei titoli in portafoglio: tra questi i BTP decennali quotati 135, a fronte di valore nominale 100. A fine 2011 crollarono fino a 65.

Sono molte le questioni italiane che attendono risposte da oltre vent’anni. Attengono alle regole istituzionali, alla programmazione economica, alla marginalizzazione dell’apparato industriale, ecc..

Il problema dei problemi, a compendio di tutte le disfunzioni ed attività corruttive a livello nazionale, era e resta il debito pubblico italiano, avviato verso i 2.200 miliardi di euro.

Mi auguro fortemente di sbagliare. Immagino però che la speculazione internazionale (lasciando ampia facoltà per la individuazione di questa entità imperscrutabile ed imprevedibile) è in vigilante attesa e potrebbe approfittare del prossimo sbandamento dei mercati per dare corpo a quella che nel 2011 è stata solo una prova generale “riservata” ai Paesi europei con maggiori difficoltà.

A tal riguardo, il nostro Paese, per l’entità dei suoi titoli pubblici in circolazione, per la gracilità delle difese spendibili, appare un boccone a dir poco stimolante per le bramosie di guadagni strepitosi degli imperscrutabili speculatori internazionali.

Commento a cura di Sàntolo Cannavale – santolocannavale.it

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