Le holding e le societa’ estere dell’Ilva

Le holding e le societa' estere dell’IlvaNon c’e’ soltanto Taranto a caratterizzare l’impero siderurgico della famiglia Riva: secondo una inchiesta apparsa oggi sul Sole 24 Ore, l’Ilva viene controllata dall’estero e non da paesi qualunque. Si tratta infatti del Granducato del Lussemburgo, noto paradiso fiscale, e delle spiagge incontaminate di Curaçao, nel Mar dei Caraibi.

Il quotidiano economico parla a ragione di una vera e propria “ragnatela societaria”, con operazioni straordinarie e poco conosciute che si svolgono in parallelo all’inchiesta tarantina.

È la prima volta che si accende un faro su queste vicende e queste societa’, quelle che di fatto controllano le attivita’ dei vari stabilimenti. Il centro della ragnatela e’ rappresentato dalla Luxpac Nv, una srl che si trova sempre ai Caraibi, non lontano dal Venezuela. Il numero uno della Luxpac e’ Adriano Riva, fratello di Emilio, a sua volta patron dell’Ilva e indagato per associazione a delinquere, disastro ambientale e concussione.

In Lussemburgo, invece, si trova la Stahlbeteiligungen Sa, la quale si occupa soprattutto delle attivita’ estere. Per non parlare di Riva Fire, una holding che controlla l’impianto di Taranto e a cui sono rimasti i laminati piani a freddo e a caldo. In Riva Forni Elettrici, invece, si trovano i prodotti “lunghi”, una razionalizzazione che fa pensare a una sorta di protezione il patrimonio della famiglia dalle inchieste giudiziarie.

Insomma, si sa da tempo che mentre gli impianti dell’Ilva muoiono lentamente, la famiglia Riva sta iniettando denaro su denaro nelle sue holding estere. Una di queste e’ Utia, la quale ha sede sempre a Lussemburgo e che e’ amministrata da Adriano Riva, societa’ che a ottobre ha potuto beneficiare di un aumento di capitale da 3,6 milioni di franchi svizzeri (2,7 milioni di euro). Una ragnatela infinita su cui bisogna fare maggiore luce al piu’ presto.

Autore: Simone Ricci – Iljournal.it