La Finanza Islamica ed il Nord Africa

altLa penetrazione della Finanza islamica nei paesi del Nord Africa, al contrario di quello che si potrebbe pensare, è ad oggi molto limitata. Solo il 4.9% degli attivi finanziari in Egitto sono legati alla finanza islamica, appena il 2.2% in Tunisia e l’1.1% in Algeria. In Marocco ed in Libia non ci sono banche islamiche. Questi dati contrastano con il 100% in Iran, il 61% nei paesi del Golfo ed il 30% in Malesia.

Le ragioni del ritardo dello sviluppo della finanza islamica nei paesi del nord africa sono molteplici e non soltanto politiche; la mancanza di conoscenza della finanza islamica nel Nord Africa è senz’altro un tema. In Malesia e nei paesi del Golfo le banche islamiche sono state supportate dai governi locali con molta enfasi al contrario dei paesi del nord Africa. Basti pensare che in Marocco solo dal 2007 sono permesse la diffusione di prodotti alternativi a quelli della finanza “classica”, come il leasing islamico, i mutui ed una forma di equity financing Sharia Compliant (Mousharaka).

In generale la normativa su prodotti bancari islamici è assente o insufficiente. Nei paesi del Nord Africa le regolamentazioni bancarie non distinguono tra finanza convenzionale ed islamica per quanto riguarda il reporting finanziario, i ratios patrimoniali e la regolamentazione sulla liquidità, determinando un chiaro svantaggio competitivo per le banche Sharia Compliant che hanno un diverso business model. Da sottolineare anche che il successo di prodotti sharia compliant, laddove presenti nel Nord Africa, è limitato al momento come testimonia un rapporto delle Nazioni Unite del 2010. Anche l’attenzione della stampa per questo tipo di prodotti è decisamente inferiore nei paesi del Nord Africa rispetto ai paesi del Golfo.

La struttura del sistema bancario è altrettanto importante per capire i motivi del ritardo e del ridotto interesse. Le banche presenti nei paesi del Nord Africa sono prevalentemente commerciali e convenzionali, dove la base di clientela ha un PIL pro capite inferiore almeno del 50% a quello dove la finanza islamica è invece più sviluppata (paesi del Golfo, Malesia). L’assenza di interesse sulla raccolta, come previsto dalla finanza islamica, determina un importante svantaggio competitivo per paesi dove la competizione per i depositi retail è elevata. In questo senso, altro importante tema di svantaggio competitivo, è che le istituzioni finanziarie ‘sharia compliant’ non possono detenere nei loro bilanci titoli governativi con cedole di interessi.

I governi del Nord Africa, negli ultimi anni, hanno fatto ampio ricorso al debito pubblico convenzionale per finanziare la crescita e le infrastrutture in assenza di risorse di materie prime (come nel caso dei paesi del Golfo). I sukuk, forma di titoli di debito sharia compliant, finora emessi in tutto il Nord Africa sono appena quattro, tutti emessi in Egitto, per un controvalore di 250 milioni di dollari rispetto ai 18.8 miliardi di dollari emessi nel solo 2011 nel mondo.

Il mutamento del quadro politico in atto nel Nord Africa, con la vittoria del partito islamico in Tunisia ed il successo dei movimenti filo islamici in Egitto potrebbe sicuramente generare, almeno da un punto di vista normativo e politico, un risveglio di interesse per la finanza islamica nel Nord Africa. In questo senso, il Presidente del CNT libico, Jalil, nella sua dichiarazione per la liberazione nazionale, ha annunciato un’apertura storica alla finanza islamica. Gli istituti di credito non potranno imporre interessi sui prestiti inferiori a 5.000 euro e sui mutui per la casa. Da un punto di vista normativo il dado è tratto. Per verificare l’interesse reale da parte della popolazione locale per prodotti Sharia Compliant ci vorranno diversi anni.

A cura di: Area Research – Banca Monte dei Paschi di Siena
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