La crisi profonda del gruppo Rcs

La crisi profonda del gruppo RcsErano gli anni Settanta quando il gruppo editoriale Rizzoli riusciva ad assicurarsi la proprieta’ della societa’ editrice del Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano dell’epoca: da quella fusione nacque la Rizzoli-Corriere della Sera, compagnia che siamo abituati a chiamare semplicemente Rcs. L’artefice di questa operazione, Andrea Rizzoli, e’ morto da trent’anni e farebbe sicuramente fatica a riconoscere la sua “creatura” oggi.

In effetti, l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane e il capo del personale hanno annunciato le misure che serviranno al gruppo per affrontare la crisi: non si tratta di bei numeri, in quanto si sta parlando di ben ottocento esuberi (seicento solamente nel nostro paese), i quali coinvolgeranno sia il personale giornalistico che quello non giornalistico. Come se non bastasse, poi, saranno probabilmente vendute o chiuse alcune testate editoriali che fanno capo alla Rcs Periodici.

In quest’ultimo caso, molti sono i nomi celebri che potrebbero essere coinvolti, come ad esempio Oggi, Visto, Novella 2000, Max e L’Europeo, periodici piuttosto diffusi in Italia. L’altra divisone importante del gruppo di Milano e’ quella relativa ai quotidiani: basti pensare al Corriere della Sera e alla Gazzetta dello Sport per capire l’importanza dell’editore. I provvedimenti del top management si riferiscono anche agli stipendi.

In pratica, i compensi del presidente, Angelo Provasoli, dello stesso Pietro Scott Jovane e dei collaboratori piu’ importanti saranno ridotti, segno che la crisi ha affondato per bene i suoi denti alle caviglie del colosso editoriale. Rcs paga ancora gli errori di sette anni fa. Nel 2006, infatti, l’amministratore delegato Vittorio Colao rifiuto’ di firmare l’acquisizione della societa’ spagnola Recoletos, ma il suo successore, Antonello Perricone, la accetto’, salvo accorgersi di essersi assicurato un vero e proprio bidone.

Autore: Simone Ricci – Iljournal.it