La crescita smisurata delle ecomafie

La crescita smisurata delle ecomafieNe avevamo parlato gia’ quest’estate, in occasione della pubblicazione del Rapporto di Legambiente sulle ecomafie e di quello sulla Criminalita’ in agricoltura. Ma il tema dell’economia illegale legata alla devastazione ambientale e’ sempre piu’ attuale.

A rivelarcelo e’ ancora una volta Legambiente che, con il Consorzio Polieco, ha portato avanti una ricerca sui flussi illeciti di merci e rifiuti tra Italia, Europa e resto del mondo, scoprendo che negli ultimi due anni nel nostro Paese sono state 297 le persone denunciate e arrestate, 35 le aziende sequestrate e 560 milioni gli euro finiti nelle mani degli inquirenti.

“Per stroncare questi mercati illegali e’ importante rafforzare le azioni di contrasto e prevenzione, nel nostro Paese e a livello globale” ha spiegato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, augurandosi che “il prossimo Parlamento introduca nel Codice penale italiano i delitti contro l’ambiente e si impegni a ricostituire la commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie”.

Il controllo, pero’, non deve fermarsi all’Italia. “E’ altrettanto importante- ha continuato Dezza- estendere a tutti i Paesi dell’Unione Europea il delitto di traffico illecito di rifiuti, che ha consentito in Italia di svelare rotte e interessi di queste organizzazioni criminali”.

Un altro punto su cui agire, secondo Enrico Bobbio, presidente di Polieco, e’ quello burocratico. “Dobbiamo perseguire l’obiettivo di una sburocratizzazione delle norme che regolano la gestione dei rifiuti- ha dichiarato- per favorire il riciclo di qualita’ made in Italy, attraverso la filiera corta della loro gestione. Solo in questo modo si possono evitare inutili traffici grazie ai quali, il piu’ delle volte, si finisce per foraggiare le ecomafie e le imprese poco virtuose che, oltre a danneggiare l’ambiente e la salute dei cittadini, conseguono risultati economici al di fuori delle regole”.

“Delle 163 inchieste censite- ha sottolineato Antonio Pergolizzi, coordinatore dell’Osservatorio Ambiente e legalita’ di Legambiente e curatore della ricerca- il 68% interessa merci contraffatte e specie protette, il 23% traffici illeciti di rifiuti e il 9% frodi agroalimentari. I traffici si sono mossi prevalentemente sulle cosiddette autostrade del mare, soprattutto per i grossi carichi e le lunghe distanze: e’ qui, secondo la Commissione europea, che si muove l’81% dei business illegali mondiali. Per i carichi piu’ piccoli e di alto valore aggiunto e per le tratte piu’ brevi rimangono comunque allettanti i movimenti su strada o per via aerea”.

Il Paese con cui l’Italia ha piu’ relazioni da questo punto di vista e’ la Cina, i cui porti sono diventati tra i principali punti di partenza e di arrivo di traffici illeciti. Al secondo posto spunta la Grecia, seguita dall’Albania, dal Nord Africa, dal Medio Oriente e dalla Turchia.

Per rendere piu’ efficacie l’azione di contrasto e di prevenzione del mercato illegale, Legambiente e Polieco hanno raccolto 10 proposte che vanno dal rafforzamento del quadro sanzionatorio in materia di tutela dell’ambiente all’applicazione del delitto di attivita’ organizzata di traffico illecito dei rifiuti, all’uso di intercettazioni da parte delle procure distrettuali antimafia, fino ad arrivare a veri e propri interventi legislativi.

Autore: alessandra modica – Iljournal.it