La Bce lascia fermi i tassi. Riviste al rialzo le stime di crescita

Probabilmente la Bce lascerà i tassi ai livelli attuali almeno fino alla prima metà del 2020. Riviste al rialzo le previsioni di crescita per l’Eurozona.

bce rischi debitoNella riunione odierna la Banca Centrale Europea (BCE) ha lasciato invariati i tassi, ma ha rivisto la forward guidance (cioè l’orientamento per il futuro). I tassi probabilmente rimarranno ai livelli attuali almeno fino alla prima metà del 2020, estendendo così la guidance precedente fino alla fine del 2019. Per quanto riguarda il terzo TLTRO (cioè le operazioni di rifinanziamento a più lungo termine), i nuovi prestiti bancari saranno di dieci punti base superiori al tasso principale.

In una nota leggermente meno accodante la BCE non ha specificato la propria guidance sui tassi. Nella conferenza stampa Draghi ha confermato che sono stati rivisti al ribasso i rischi per l’Eurozona. È interessante notare che la BCE ha invece rivisto al rialzo le previsioni di crescita e di inflazione per quest’anno. Il Pil del 2019 passa dall’1,1% all’1,2%; per il 2020 dall’1,6% all’1,4% e per il 2021 dall’1,5% all’1,4%. Le previsioni di inflazione per quest’anno sono passate all’1,3% dall’1,2%, nel 2020 dall’1,5% all’1,4%, mentre il 2021 è rimasto invariato.

Draghi ha affermato che la probabilità di una recessione è bassa e che non vi sono minacce di deragliare dalle aspettative di inflazione. Il presidente della BCE ha inoltre confermato che alcuni membri hanno sollevato la possibilità di ulteriori tagli dei tassi.

Impatto sul mercato
In seguito all’annuncio sui tassi, l’euro ha visto una certa instabilità di prezzo, ma sta ora negoziando offerte migliori, i tassi sono leggermente più alti e l’equity europeo è diminuito rispetto ai massimi di giornata. Durante la conferenza stampa, questi movimenti si sono estesi ulteriormente, in quanto le prospettive a breve termine – in particolare per quanto riguarda le previsioni di crescita e di inflazione – hanno sorpreso positivamente il mercato.

L’impatto sul mercato invece non sorprende, viste le aspettative verso politiche accomodanti e il posizionamento che si stava delineando all’inizio dell’incontro. Tuttavia, ciò che appare curioso è che le buone notizie sembrano essere cattive per il mercato.

Un chiaro esempio di ciò è stato quando Draghi ha affermato che il rischio di recessione era basso, spingendo il mercato azionario a ritirarsi ulteriormente. Questo evidenzia anche l’influenza significativa che le banche centrali hanno avuto sul mercato dall’inizio dell’anno.

Conseguenze per l’asset allocation
La riunione odierna della BCE è l’ennesima conferma che le banche centrali stanno compiendo passi ulteriori verso politiche accomodanti piuttosto che restrittive.

Lo scorso anno, il quadro macroeconomico si stava deteriorando, mentre il panorama geopolitico stava migliorando; oggi assistiamo al fenomeno opposto.

Le condizioni macroeconomiche monitorate dai nostri Growth Nowcaster sembrano stabilizzarsi per ora, ma la dispersione è elevata, con una netta sovraperformance negli Stati Uniti, mentre l’Eurozona rimane debole. Sembra quindi che la politica accomodante della banca centrale sia attualmente guidata dalla geopolitica e dalla volontà di prevenire piuttosto che di reagire per mantenere uno slancio favorevole alla crescita.

Ciò è stato confermato dalla Reserve Bank of Australia in occasione dell’ultimo incontro e dai recenti commenti della Federal Reserve statunitense.

In questo quadro, considerata la recente stabilizzazione del quadro macroeconomico e l’inflazione che non costituisce una minaccia in questa fase, è opportuno orientarsi verso asset di lungo termine.

Commento a cura del team Unigestion

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