IRPEF: sotto i 15.723 euro il reddito della metà dei contribuenti italiani

Il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato le statistiche sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche (IRPEF) relative all’anno d’imposta 2011.

Nel 2011 il PIL ha avuto una crescita contenuta (+1,7% in termini nominali e +0,4% in termini reali), confermando l’andamento dell’anno precedente. Circa 41,3 milioni di contribuenti hanno assolto direttamente l’obbligo dichiarativo attraverso la presentazione dei modelli di dichiarazione Unico e 730, ovvero indirettamente attraverso la dichiarazione dei sostituti d’imposta (Modello 770). Il numero dei contribuenti risulta in lieve contrazione (-0,5%) rispetto all’anno precedente.

A livello nazionale il reddito complessivo totale dichiarato è pari 805 miliardi di euro mentre il reddito medio è pari a 19.655 euro. Entrambi i valori sono in aumento rispetto all’anno precedente (rispettivamente +1,5% e +2,1%), in linea con l’andamento del PIL nominale.

Se si sposta l’attenzione sul reddito complessivo del contribuente medio, che rispetto alla media non è influenzato da valori outlier (ossia particolarmente elevati), il valore scende a 15.723 euro. Ciò significa che la metà dei contribuenti non supera il reddito di 15.723 euro.

Il riferimento è alla definizione di reddito complessivo comprensiva dei redditi di immobili ad uso abitativo dati in locazione, assoggettati a tassazione sostitutiva (cedolare secca). Si segnala che in questa definizione non rientrano invece le somme erogate a lavoratori dipendenti del settore privato per incrementi di produttività che sono assoggettate ad imposizione sostitutiva.

L’analisi della distribuzione dei redditi evidenzia che l’ultimo ventile, ossia il 5% dei contribuenti con i redditi più alti, detiene il 22,9% del reddito complessivo, ossia una quota maggiore a quella detenuta dal 55% dei contribuenti con i redditi più bassi. Il 90% dei soggetti dichiara invece un reddito complessivo fino a 35.601 euro.

L’analisi territoriale conferma che la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (23.210 euro), seguita dal Lazio (22.160 euro), mentre la Calabria ha il reddito medio più basso con 14.230 euro.

Nel 2011 si registra un ulteriore allargamento del divario nord-sud rispetto al 2010: si riscontra infatti una crescita superiore del reddito complessivo medio nelle regioni settentrionali rispetto al resto del Paese; gli incrementi variano da un massimo del 2,2% al nord-ovest ad un minimo dell’1,0% nelle isole.

Tipologie di redditi dichiarati

Dall’analisi per tipologia di reddito, emerge che i lavoratori autonomi hanno il reddito medio più elevato, pari a 42.280 euro3, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori è pari a 18.844 euro. Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 20.020 euro, quello dei pensionati pari a 15.520 euro e, infine, il reddito medio da partecipazione è pari a 16.670 euro.

Il confronto con l’anno d’imposta 2010 mostra una crescita dei redditi medi d’impresa (+3,7%), da pensione (+3,6%) e da lavoro autonomo (+2,3%) maggiore del reddito medio complessivo (+2,1%), mentre il reddito medio da lavoro dipendente (+1,1%) e da partecipazione (+1,0%) crescono in misura inferiore.

Rispetto al reddito da lavoro dipendente si conferma un buon livello di utilizzo dell’agevolazione per le somme erogate per gli incrementi di produttività: nel 2011 il reddito assoggettato a tassazione sostitutiva dell’Irpef con aliquota agevolata pari al 10 per cento5 è di circa 9,8 miliardi di euro. Hanno usufruito di tale agevolazione circa 5 milioni di dipendenti, con un importo imponibile medio di 1.940 euro. Tenendo conto di tali somme il reddito medio da lavoro dipendente aumenta del 2,3% e raggiunge il valore di 20.485 euro. La tassazione sostitutiva è stata utilizzata prevalentemente in Lombardia (22% del totale), Veneto (13,8%) ed Emilia Romagna (12,1%).

Relativamente al reddito d’impresa, l’analisi per settori economici consente di cogliere gli effetti della lieve ripresa ciclica registrata nel 2011.

Tra i settori economici, nell’ambito dell’esercizio dell’attività d’impresa in contabilità semplificata, continua la ripresa, in termini di reddito, del settore “manifatturiero” (+3,2% rispetto al 2010), del settore “commercio all’ingrosso e dettaglio” (+1,1%) e del settore ”attività di servizi di alloggio e ristorazione” (+6,4%). Il settore delle “costruzioni” continua ad avere una contrazione (-2%).

Redditi da immobili soggetti a tassazione sostitutiva (cedolare secca)

A partire dal 2011 è prevista una tassazione sostitutiva (cedolare secca) opzionale da applicare ai redditi da fabbricati ad uso abitativo dati in locazione. La cedolare secca, in pratica, sostituisce l’Irpef e le relative addizionali, l’imposta di registro e l’imposta di bollo.

L’opzione non può essere effettuata nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni. L’importo dell’imposta si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti. E’ prevista un’aliquota ridotta del 19% per i contratti di locazione a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate nei comuni con carenze di disponibilità abitative e nei comuni ad alta tensione abitativa.

I soggetti che hanno optato per questa tassazione sono circa 483.000 (pari al 2,3% di chi dichiara redditi da fabbricati) per un ammontare di imponibile pari a 4,2 miliardi di euro (11% dell’imponibile totale da fabbricati). L’imponibile medio al 21% è stato di 8.370 euro, a livello territoriale si osservano i valori massimi nella Provincia Autonoma di Bolzano (10.090 euro) e Liguria (9.660 euro) ed i minimi in Molise (4.060) e Basilicata (4.590 euro). L’imposta
dichiarata è pari a 875 milioni di euro, di cui l’88% derivante da aliquota al 21%.

A decorrere dal periodo d’imposta 2011 è istituita una nuova imposta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie), detenuti dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato. L’imposta è dovuta nella misura dello 0,76 per cento in proporzione alla quota di titolarità del diritto di
proprietà o altro diritto reale e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto tale diritto. Circa 100.000 soggetti hanno dichiarato immobili situati all’estero per un valore di circa 21 miliardi di euro.

A decorrere dal periodo d’imposta 2011 è stata introdotta anche un’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe). Essa ha una natura patrimoniale ed è dovuta in proporzione ai giorni di detenzione ed alla quota di possesso, nella misura dell’1 per mille per il biennio 2011-2012 e dell’1,5 per mille per gli anni successivi.

I soggetti che risultano aver dichiarato attività finanziarie detenute all’estero sono più di 71.000 per un ammontare di 18,5 miliardi di euro.

Oneri deducibili, detrazioni ed oneri detraibili

Ai fini della determinazione della base imponibile il reddito complessivo viene ridotto delle deduzioni e, una volta ottenuta l’imposta, essa viene ridotta dalle detrazioni. Nel 2011 le deduzioni ammontano a 30,9 miliardi di euro di cui 22,4 miliardi relative ad oneri deducibili e 8,5 miliardi a deduzioni per abitazione principale.

Le detrazioni ammontano a più di 62 miliardi di euro, il 94% delle detrazioni è composto da carichi di famiglia (18,2%), redditi da lavoro dipendente e pensione (67,1%) e oneri detraibili al 19% (8,5%).

Rispetto all’anno precedente si segnala un decremento delle deduzioni dei contributi ai servizi domestici e familiari (-4,4%), delle detrazioni per erogazioni a favore di istituzioni religiose (-3,5%) e delle detrazioni per erogazioni a favore delle Onlus (-6,9%).

Imposta netta e contributo di solidarietà

L’imposta netta Irpef ha un valore medio di 4.820 euro ed è dichiarata da circa 31,6 milioni di soggetti (il 76% del totale contribuenti). Circa 9,7 milioni di soggetti hanno imposta netta pari a zero, si tratta prevalentemente di contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, ovvero di contribuenti la cui imposta lorda si azzera con le numerose detrazioni riconosciute dal nostro ordinamento.

L’imposta netta totale dichiarata, pari a 152,2 miliardi di euro, è in crescita dell’1,9% rispetto all’anno precedente. I contribuenti con redditi fino a 35.000 euro (86% del totale contribuenti con imposta netta) dichiarano il 47% dell’imposta netta totale, mentre il restante 53% dell’imposta netta totale è dichiarata dai contribuenti con redditi superiori a 35.000 euro (14% del totale dei contribuenti).

I soggetti con un reddito complessivo maggiore di 300.000 euro dichiarano il 4,8% dell’imposta totale e sono anche tenuti al pagamento del contributo di
solidarietà del 3% sulla parte di reddito eccedente i 300 mila euro: si tratta di circa 28.000 soggetti, per un ammontare complessivo di 260 milioni di euro (poco più di 9.000 euro in media, deducibili dal reddito complessivo Irpef).

Analizzando i dati dichiarati dai contribuenti attraverso una metodologia che tiene conto della struttura dell’Irpef, è possibile determinare la quota di Irpef netta attribuibile alle principali categorie di reddito. Le fonti di reddito che contribuiscono maggiormente all’Irpef sono il lavoro
dipendente (54,5% dell’imposta ricalcolata) e da pensione (25,5% dell’imposta ricalcolata).

Insieme lavoro dipendente e pensione rappresentano l’80% dell’Irpef. Il reddito da lavoro autonomo rappresenta il 6,7% dell’Irpef, il reddito d’impresa il 3,5%, il reddito da fabbricati il 3,9%, mentre basso è il contributo dei redditi da capitale (0,8%), che sono in gran parte assoggettati a tassazione sostitutiva.

Addizionale Regionale e Comunale

L’addizionale regionale all’Irpef ammonta complessivamente a 11 miliardi di euro e registra un forte incremento rispetto al 2010 (+27%) influenzato dall’innalzamento delle aliquote vigenti di 0,33 punti percentuali che ha portato l’aliquota base all’1,23% (0,9% nel 2010), raggiungendo un importo medio per contribuente pari a 360 euro. L’addizionale regionale media più alta si registra nel Lazio (450 euro), seguito dalla Campania (430 euro), in relazione agli automatismi fiscali previsti in caso di deficit sanitario, mentre l’addizionale regionale più bassa si registra in Basilicata (240 euro).

L’addizionale comunale ammonta invece complessivamente a 3,4 miliardi di euro (+11% rispetto al 2010) con un importo medio pari a 130 euro.