
Investire con l’inflazione. Dal punto di vista macroeconomico il contesto globale è attraversato da un’attesa trasversale di ripresa dell’inflazione, affrontata da economie che mostrano stati di salute differenti. Gli Stati Uniti evidenziano un surriscaldamento dello scenario produttivo, con l’accelerazione dei prezzi che si affianca a una crescita.
Al contrario l’Europa è maggiormente in difficoltà, e le prospettive di un rincaro dei costi disegnano un quadro più vicino alla stagflazione. La situazione potrebbe modificarsi nel momento in cui gli stimoli fiscali inizieranno a sostenere in modo più deciso la crescita, ma al momento i consumatori sono penalizzati sia da un aumento del costo della vita, sia da un rallentamento delle prospettive economiche.
I settori che beneficiano dell’inflazione
Agli investitori che guardano al mercato azionario, i dati storici mostrano che nelle fasi di inflazione elevata alcuni comparti tendono a performare meglio. In prima linea ci sono energia, metalli e commodity, settori caratterizzati da una scarsa elasticità di domanda e offerta che riescono quindi a trasferire rapidamente gli aumenti di prezzo. I titoli finanziari beneficiano invece dell’espansione dei ricavi da margine di interesse, grazie ai tassi più elevati.
Utilities, infrastrutture e alcune aree del real estate rappresentano inoltre importanti strumenti di protezione dall’inflazione, poiché hanno la possibilità di adeguare tariffe e prezzi. Tuttavia, in questa fase la selettività resta fondamentale: se i data center continuano a beneficiare di forte domanda e pricing power, molti REIT (RealEstate Investment Trust) focalizzati sugli uffici restano ancora sotto pressione.
Alla ricerca di qualità e pricing power
Altri settori tipicamente in sofferenza in un contesto inflazionistico includono i titoli azionari legati ai beni di consumo voluttuari, e quei comparti del settore tecnologico in cui gran parte del valore è proiettata in un futuro lontano. Anche il segmento growth, di conseguenza, tende a sottoperformare rispetto alle società che generano flussi di cassa più elevati.
In linea generale, è invece premiante la capacità di trasferire gli aumenti di prezzo ai consumatori. Un esempio sono i brand forti nel settore dei beni di consumo di prima necessità, le società di servizi in grado di mantenere una redditività elevata, e aziende caratterizzate da forti barriere competitive e da un elevato potere di mercato, come per esempio Mastercard o Visa, Anche il settore healthcare ha storicamente dimostrato caratteristiche difensive sia nelle fasi recessive sia durante periodi di inflazione elevata.
Infine le small e mid cap hanno spesso sovraperformato le large cap nei contesti di maggiore inflazione, proprio grazie alla presenza dell’inflazione che consente loro di applicare prezzi più elevati per i propri prodotti.
Strategia per investire
Gli investitori si trovano di fronte alla necessità di ripensare la costruzione del proprio portafoglio. In una fase segnata da inflazione persistente, tensioni geopolitiche e maggiore volatilità macroeconomica, la diversificazione torna centrale.
La strategia più efficace appare oggi quella di sovrappesare l’esposizione a settori che offrono protezione dall’inflazione (risorse naturali e aziende con forte pricing power) e in comparti difensivi come healthcare, beni di consumo di prima necessità e utilities.
In questo modo è possibile bilanciare la protezione del capitale in caso di ribassi, anche in vista delle rotazioni settoriali e geografiche che saranno presumibilmente molto più frequenti rispetto al periodo che ha seguito la crisi finanziaria del 2008. E rendendo di conseguenza necessario un approccio più attivo rispetto al passato.
A cura di Owen Dwyer, Deputy CIO di Fineco Asset Management





