
A Wall Street l’indice S&P 500 ha toccato nuovi massimi la scorsa settimana, mentre il Nasdaq è salito per 13 sedute consecutive – la sua serie positiva più lunga dal 1992. Entrambi gli indici hanno registrato guadagni a doppia cifra rispetto al minimo toccato a fine marzo, a causa della guerra in Medio Oriente.
Sembra ironico, dato che anche l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan ha segnato un nuovo record: è sceso al livello più basso dall’inizio della rilevazione nel 1952. È anche curioso, visti gli avvertimenti del Fondo Monetario Internazionale (FMI) secondo cui questo conflitto riduca le aspettative di crescita.
La stagione delle trimestrali è partita alla grande a Wall Street, ma il quadro per alcune società potrebbe cambiare significativamente nel secondo trimestre. Vediamo diversi potenziali venti contrari per il mercato azionario:
I dazi continuano a creare una significativa incertezza in materia di politica economica. Ad esempio, le modifiche alla politica dei dazi su acciaio, alluminio e rame (dazi della Sezione 232) introdotte il 6 aprile si sono rivelate problematiche per alcune società industriali.
Un altro rischio è rappresentato dalla sfida all’indipendenza della Fed. Potremmo assistere a una resa dei conti tra il presidente Trump e il presidente della Fed Powell se Kevin Warsh non venisse nominato in tempo e Powell decidesse di rimanere in carica, come ha dichiarato di voler fare.
Stiamo inoltre ancora aspettando la decisione della Corte Suprema sulla governatrice della Fed Lisa Cook, che riguarda anch’essa l’indipendenza della Fed e potrebbe quindi avere un impatto negativo sul mercato azionario.
Segno che i mercati sono sempre più preoccupati per i consumatori statunitensi, gli spread sulle obbligazioni garantite da attività automobilistiche sono cresciuti con l’aumento dei casi di insolvenza. Ritengo che il nervosismo sull’economia segnalato dal mercato obbligazionario possa estendersi al mercato azionario.
Non possiamo inoltre trascurare l’avvertimento lanciato dal FMI nel suo ultimo Fiscal Monitor, secondo cui l’aumento dell’emissione di debito statunitense (che si è attestata in media intorno al 6% del PIL, un livello relativamente elevato) sta minando il premio che i Treasury hanno ottenuto dagli investitori.
Questo ha implicazioni per i titoli di Stato in tutto il mondo. Il FMI ha fatto specifico riferimento al restringimento dello spread tra i rendimenti delle obbligazioni societarie con rating AAA e quelli dei Treasury come un segnale di una ridotta domanda di titoli di Stato statunitensi. Se i “bond vigilantes” dovessero entrare in azione con maggiore forza, i rendimenti aumenterebbero, il che storicamente ha esercitato una pressione al ribasso sulle azioni.
Ci aspettiamo che queste forze negative reali a un certo punto siano riflesse nei prezzi del mercato azionario. Fino ad allora, sembra che molti investitori siano contenti di mantenere i propri investimenti, a condizione che garantiscano un’ampia diversificazione tra e all’interno delle principali classi di attività e/o utilizzino strategie di copertura.
Commento di Kristina Hooper, chief market strategist di Man Group





