Il presente e il futuro dell’Irap

Il presente e il futuro dell’IrapLe ultime parole del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, sono state incoraggianti per quel che riguarda l’Irap, l’Imposta Regionale sulle Attivita’ Produttive: secondo il Tesoro, infatti, la Legge di Stabilita’ potrebbe cambiare proprio in relazione a tale imposta, mai amata in verita’, la quale potrebbe essere ridotta dal 2014 in poi. Insomma, il governo ha deciso di puntare tutto sugli sgravi fiscali, ma e’ possibile, visti i tempi che corrono, tagliare le aliquote dell’Irap.

La storia di quest’ultima dura ormai da quindici anni, da quando cioe’ e’ stata introdotta per rimpiazzare Ilor (Imposta Locale sui Redditi) e Iciap (Imposta Comunale su Imprese Arti e Professioni), oltre ad altre imposte secondarie. Sin dal 1997, l’anno del suo debutto, non e’ mai piaciuta, visto che va a colpire il reddito al lordo del costo del personale, gravando di conseguenza su quelle aziende che possono vantare una densita’ molto alta di manodopera.

D’altronde, lo Stato italiano non se ne puo’ certo privare, in quanto garantisce un “tesoretto” da trentaquattro miliardi di euro, anche se gli incassi sono poi diretti alle regioni. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da diversi interventi per ridurre gli effetti negativi dell’Irap sul lavoro, come ad esempio con la manovra Salva Italia, un testo che ha introdotto degli sconti per l’assunzione di giovani e donne. Nel 2009, inoltre, l’ex premier Silvio Berlusconi aveva pensato addirittura all’azzeramento, una mossa piu’ mediatica che concreta.

Gli imprenditori, le grandi industrie, i commercianti e gli artigiani (i soggetti che pagano l’imposta) attendono ora piu’ fatti e meno promesse. Tra l’altro, bisognerebbe anche intervenire su una lacuna da sempre evidente: in effetti, l’Irap va a finanziare soprattutto il settore sanitario, dunque non esiste un collegamento preciso tra chi paga le tasse e chi usufruisce dei servizi.

Autore: simone ricci – Iljournal.it