Henderson GI: banche, tasso interbancario e tassi di prestito

Le banche britanniche sono state accusate di non aver preso in considerazione i tagli sui tassi di interesse ufficiali e di aver utilizzato dei margini maggiori per alimentare i profitti. I critici citano l’eccezionale spread tra i tassi di prestito e i tassi interbancari – ad esempio, il tasso di interesse medio sulla notevole quantità di mutui supera attualmente di 3 punti percentuali lo 0.5% del tasso interbancario contro una media di 0.6 punti percentuali nel corso del periodo 2005-07.

Tuttavia, tali affermazioni non ci sembrano corrette, in quanto le banche non sono più in grado di ottenere margini che siano al pari o vicini ai tassi interbancari, come invece era prima della crisi finanziaria. Un modo più efficace per definire il loro costo di prestito è il tasso di interesse medio sui conti deposito delle famiglie – attualmente al 2,6%. Lo spread tra il tasso medio sui mutui pari al 3,5% e il tasso imposto sui conti deposito è pari a 0.9 punti percentuali, inferiore alla media del periodo 2005-07 pari all’1.1.

Il net interest income (NII) infatti, tende a soffrire piuttosto che a beneficiare dei bassi tassi di interesse ufficiali, in parte perché l’alleggerimento quantitativo (QE) ha spinto le banche a mantenere ingenti somme nei loro conti riserva presso la Banca di Inghilterra. Quest’ultima, piuttosto che le banche commerciali, sta vivendo una fase di crescita significativa del suo reddito netto.

Lo scollamento tra il tasso interbancario e i costi di finanziamento delle banche va a minare un’altra opinione comune – ovvero che i tassi di prestito rifletterebbero interamente qualsiasi rialzo dei tassi ufficiali, risultando in una flessione delle entrate dei mutuatari, che potrebbe inficiare la ripresa economica. Con i tassi di deposito così al di sopra dei tassi interbancari, questi potrebbero modificarsi leggermente nelle prime fasi di politica restrittiva, portando allo stesso modo a piccoli movimenti nei tassi di prestito a meno che le banche non cerchino di incrementare margini.

Un aumento del tasso interbancario, in altre parole, potrebbe aiutare a sostenere la capacità della Banca centrale nel contrastare l’inflazione, nonché contenere le aspettative inflazionistiche senza compromettere le prospettive economiche.