Groenlandia: implicazioni su rating US e credito in Europa

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Analisi a cura di Scope Ratings dedicata alla Crisi in Groenlandia, con i commenti di Eiko Sievert, Executive Director, Sovereign and Public Sector e Alvise Lennkh-Yunus, Head of Sovereign – Public Sector, sulle implicazioni per il rating US e per il profilo di credito dell’Europa.

Implicazioni sul rating e sul credito US | A cura di Eiko Sievert – Executive Director, Sovereign and Public Sector

L’escalation della pressione politica esercitata dall’amministrazione Trump sui suoi alleati NATO riguardo al futuro della Groenlandia sottolinea l’approccio sempre più destabilizzante della Casa Bianca nei confronti dei suoi alleati tradizionali e riflette una politica estera significativamente più interventista dopo lo shock tariffario dello scorso anno.

Sul piano interno, l’amministrazione ha anche continuamente minato i controlli e gli equilibri di lunga data della governance statunitense, come già evidenziato dal nostro recente downgrade del rating sovrano degli Stati Uniti ad AA-/Stabile.

Le ultime mosse confermano la percezione che gli Stati Uniti stiano diventando un partner inaffidabile per i tradizionali alleati, aumentando al contempo il rischio di passi falsi politici in un contesto interno già carico di tensioni politiche, tra cui l’escalation della pressione politica sull’indipendenza della Federal Reserve.

I paesi europei, insieme al Giappone e alla Cina, detengono quote consistenti dei titoli del Tesoro USA in circolazione. Tuttavia, riteniamo improbabile che gli investitori europei vendano in modo massiccio e coordinato le attività statunitensi in risposta alle attuali tensioni politiche crescenti, data l’elevata quota di proprietà da parte di investitori privati.

Inoltre, se tale scenario teorico dovesse verificarsi, potrebbe verificarsi una dinamica rischiosa di vendita a prezzi stracciati, con un forte calo di valore delle attività degli investitori stessi, destabilizzando il sistema finanziario globale.

Prevediamo che il rapporto tra debito pubblico e PIL degli Stati Uniti raggiungerà il 140% nel 2030, in aumento rispetto al 122% del 2024. Tra le economie avanzate, questo posizionerebbe gli Stati Uniti al secondo posto tra i paesi più indebitati dopo il Giappone (A/Stabile) e al di sopra dei livelli di debito previsti entro il 2030 nel Regno Unito (AA/Stabile) al 115%, in Francia (AA-/Negativo) al 125% e in Italia (BBB+/Positivo) al 136%.

Implicazioni sul credito in Europa | A cura di Alvise Lennkh-Yunus, Head of Sovereign – Public Sector

La nostra previsione di base rimane quella di un outlook creditizio ampiamente resiliente per l’Europa, caratterizzato da una convergenza dei rating e da un cauto ottimismo sulla crescita e sulle posizioni fiscali, con tre importanti avvertenze.

Entrambi i rischi, che potrebbero essere correlati, aumenterebbero in modo significativo la percezione di minaccia alla sicurezza dell’Europa e quindi comporterebbero probabilmente un aumento più marcato della spesa per la difesa, indebolendo i profili di credito dei paesi altamente indebitati (e potenzialmente quelli direttamente colpiti dall’aggressione russa).

In vista delle elezioni previste nel 2027 in Francia e Polonia e della continua incertezza sulla durata della coalizione tedesca. La polarizzazione politica e la frammentazione nei maggiori Stati membri dell’Unione rischiano di compromettere una risposta europea globale ed efficace alle crescenti minacce geopolitiche.

Un contesto geopolitico difficile, aggravato da venti contrari sfavorevoli all’interno dell’Europa, pesa sulle prospettive di credito a medio termine della regione.

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