Franco svizzero verso ulteriore indebolimento

euro franco svizzero

L’andamento del franco svizzero dall’inizio della guerra in Iran, il 28 febbraio, è stato piuttosto altalenante. Nella fase iniziale, il franco si è comportato come un classico bene rifugio rispetto all’euro:

il cambio EUR/CHF è sceso da 0,9104 il 27 febbraio, al minimo di 0,9008 il 9 marzo, il livello più forte del franco rispetto all’euro da quando la Banca Nazionale Svizzera ha abbandonato il tasso minimo nel 2015.

Nella seconda fase, hanno preso il sopravvento la politica della banca centrale e i differenziali dei tassi di interesse. Il franco ha ceduto i guadagni iniziali e, all’inizio di aprile, il cambio EUR/CHF era tornato intorno a 0,9213-0,9215, mentre il cambio USD/CHF era salito da 0,7686 del 27 febbraio a 0,7999 del 3 aprile.

Se i recenti sviluppi confermeranno una de-escalation del conflitto, il franco svizzero potrà indebolirsi ulteriormente. Tuttavia, data la persistente incertezza geopolitica, la volatilità dei mercati e la domanda di beni rifugio dovrebbero rimanere generalmente elevate.

Il ruolo della banca centrale svizzera (BNS)

Confermando il tasso di riferimento allo 0%, la BNS mantiene i rendimenti in franchi strutturalmente bassi rispetto sia agli Stati Uniti che all’area dell’euro, frenando meccanicamente la domanda marginale di franchi a favore di strategie di carry trade, di copertura e di finanziamento che puntano contro il rafforzamento della valuta svizzera.

Ma con lo scoppio della guerra in Medio Oriente la BNS è intervenuta in modo insolitamente esplicito per scoraggiare il rafforzamento del franco: il 2 marzo ha fatto un raro intervento verbale dopo che il franco ha registrato un’impennata rispetto all’euro e il 19 marzo ha ribadito ufficialmente la propria disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi.

L’obiettivo della BNS non è quello di puntare a un tasso di cambio specifico, ma di preservare la stabilità dei prezzi. Con l’inflazione svizzera che si attesta al limite inferiore della fascia di stabilità dei prezzi della BNS (0-2%), qualsiasi apprezzamento sostenuto del franco rischia infatti di riportare l’economia in territorio deflazionistico tramite prezzi all’importazione più bassi ed esportazioni più deboli.

Le caratteristiche di bene rifugio restano intatte

Siamo cauti nello sbilanciarci in previsioni sulle prospettive del franco di qui a fine anno perché il cambio dipenderà meno dai fondamentali svizzeri, che rimangono solidi, e più dalla durata e dalla natura del conflitto.

La tregua annunciata ieri è estremamente fragile. Il prezzo del petrolio, ancora elevato, continua ad alimentare i timori di inflazione, il che fa sì che le aspettative sui tassi sia negli Stati Uniti che in Europa rimangano elevate rispetto alla Svizzera, rafforzando il canale dei tassi di interesse che opera a sfavore del franco.

Tuttavia, se il conflitto dovesse nuovamente trasformarsi in un evento di stress globale più ampio, l’equilibrio si sposterebbe decisamente a favore del franco svizzero che mantiene il suo tradizionale ruolo di bene rifugio, sostenuto dalla stabilità politica, dalla solidità delle finanze pubbliche, dal surplus delle partite correnti e dalla bassa inflazione della Svizzera.

In episodi di avversione al rischio in piena regola, la domanda di beni rifugio tende a prevalere sia sui differenziali di rendimento che sulla retorica della BNS, come ha mostrato brevemente il mese di marzo.

di Christoph Boner, Chief Investment Allocation Officer Vontobel

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