Erogazioni mutui prima casa ai massimi degli ultimi cinque anni

Approfondimento sul tema mutui prima casa con una panoramica sui primi 5 mesi dell’anno, aggiornata alla fine di maggio 2019.

mercato immobiliare residenziale prima casaI mutui per l’acquisto della prima casa – nei primi cinque mesi di quest’anno – hanno toccato il loro massimo degli ultimi cinque anni in termini di quota relativa sul totale erogati, a conferma del buon momento attraversato dal mercato immobiliare.

È il dato più significativo che emerge dal recente rapporto MutuiOnline.it (aggiornato al 31 maggio), che conferma un sempre solido interesse degli italiani per l’acquisto dell’abitazione dove andare a vivere. Tra i molti altri aspetti, spicca la prudenza che i risparmiatori mantengono nei confronti dei finanziamenti a tasso indicizzato e, comunque, la loro maggiore fiducia che traspare dall’allungamento della durata dei mutui ipotecari. Nel dettaglio, quest’anno le erogazioni di mutui ipotecari per l’acquisto della prima casa sono state pari al 53,4% del totale, in aumento dal 46,1% registrato nell’intero 2018: siamo ai massimi dal 2014.

A conferma del buon momento registrato dalle compravendite immobiliari spicca il 59,2% del totale delle erogazioni registrate nel bimestre aprile-maggio: nuovo massimo assoluto dal 2015 ad oggi, che si confronta con il 51,3% registrato nel periodo gennaio-marzo e il 44,4% dell’ultimo scorcio del 2018.

In calo le richieste di surroghe

Contestualmente le erogazioni di mutui per sostituzione e surroga sono scese al 38,3% (dal 46,1% dello scorso anno), e l’andamento delle richieste indica un probabile ulteriore ridimensionamento nei mesi futuri, man mano che si smaltisce l’onda lunga delle surroghe innescata negli ultimi anni dai tassi ai minimi storici.

Cresce interesse per l’acquisto secondo casa

Segni di ripresa, anche se su quote ovviamente più ridotte, per i mutui di acquisto per la seconda casa, la cui erogazione è salita al 6,4% dal 5,3% di gennaio-marzo. Forse potrebbe essere un segnale sul ritorno della fiducia tra i risparmiatori in termini più diffusi, tendendo conto che quest’ultima quota è in costante crescita dalla fine del 2018 ed è più che raddoppiata dalla fine del 2016.

Si raffredda interesse per tasso indicizzato

La statistica dei tassi di interesse è dominata come sempre dalle richieste di mutui a tasso fisso (81,3% nel 2019 contro l’82,1% dello scorso anno). Molto distante resta la quota di chi richiede il saggio indicizzato (al 16,5% dal 15,9% del totale). Per i mutui erogati la fotografia non cambia di molto: quest’anno il tasso fisso conta per l’89% del totale (86,3% nel 2018) mentre la percentuale delle erogazioni a tasso variabile è scesa al 9,8% dall’11,9%. Si conferma la predilezione delle famiglie per tassi certi e stabili pur in un contesto che non lascia prevedere per ora incrementi del costo del denaro e che, teoricamente, potrebbe favorire una maggiore preferenza del tasso variabile.

Mutui con durata più lunga

Si consolidano le quote dei mutui erogati per le durate medio-lunghe, con l’accentuarsi della prevalenza della durata 20 anni (38,4% contro il 35,8% del 2018, ai massimi dal 2006). Stabili le durate a 25 e 30 anni, che contano complessivamente per un altro 33% del totale erogati. Tre mutui su quattro viaggiano quindi su durate lunghe, che permettono di incrementare l’importo erogato mantenendo allo stesso tempo più contenuto e gestibile l’ammontare della rata. A tale dinamica senz’altro contribuiscono proprio i livelli minimi dei tassi d’interesse.

Per quanto riguarda l’importo medio delle richieste, nelle rilevazioni annuali ha toccato il nuovo massimo da fine 2013 con 130.449 euro. L’importo medio erogato è stato di 127.406 euro, in continuo aumento dai 116.429 del 2015. Le rilevazioni trimestrali portano ad un importo medio erogato ancora più alto, che sfiora i 130.000 euro e si avvicina ai massimi toccati negli anni pre-crisi del 2010-2011.

Per quanto riguarda i tassi di interesse, è continuata la discesa del tasso fisso: all’1,72% a fine maggio dall’1,80% di aprile (1,9% a gennaio). Il tasso variabile continua invece a flirtare con quota 0,9%, seppur indicato in assestamento allo 0,88%. Anche questa riduzione del differenziale tra i due tassi contribuisce alla solida e quasi totalitaria quota di erogazione a favore del tasso fisso.

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