Confcommercio: oltre 4 mln di poveri. Lavoro e’ la priorita’

“Abbiamo alle spalle il peggiore anno dell’Italia repubblicana in termini di caduta dei consumi e l’intonazione delle attese di cittadini, lavoratori e imprese, non e’ certo favorita dall’attuale clima politico.

E’ diffusamente riconosciuto che la crisi del paese ha cause lontane, poco affrontate, senz’altro non risolte”. Cosi’ Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi, ha commentato i dati emersi dalla ricerca sulla situazione e le prospettive dell’economia italiana curata da Confcommercio.

Dall’indagine emerge un sostanziale pessimismo: tutte le variabili economiche, infatti, risultano peggiorate se confrontati coni dati del 2007. Cosi’ per le previsioni sul Pil che, rispetto al 2007, sarebbero ridotte del 10,7%. Stessa sorte per i consumi il cui calo, nel 2013, potrebbe essere del 2,4%.

In questo scenario, la fiducia delle famiglie e’ ai minimi storici, come le immatricolazioni di autovetture a persone fisiche. La fiducia rilevata dall’Istat presso gli imprenditori del commercio e’ molto inferiore addirittura ai minimi raggiunti nella prima parte del 2009. Le esportazioni, invece, cresceranno moderatamente. Le importazioni si ridurranno. Il contributo del saldo estero e’, quindi, positivo, anche grazie all’apporto dei servizi turistici.

Ancora piu’ scoraggianti i dati che emergono guardando il Misery Index Confcommercio (MIC), il nuovo indicatore macroeconomico mensile di disagio sociale, vediamo i peggioramenti persistenti e cospicui che riducono il benessere dei cittadini italiani: oltre 4 milioni le persone assolutamente povere nella media del 2013, rispetto al dato certificato dall’Istat di 3,5 milioni circa per il 2011. Considerando che le persone assolutamente povere erano meno di 2,3 milioni nel 2006, dobbiamo riconoscere che l’Italia, in cinque anni ha prodotto circa 615 nuovi poveri al giorno, per un totale di un milione e 120mila poveri assoluti aggiuntivi tra il 2006 e il 2011.

La carta della ripresa passa inevitabilmente per il lavoro: nel complesso, in Italia, su 100 persone ne lavorano 38; sono oltre 49 in Germania. L’alternanza scuola-lavoro, la flessibilita’ in entrata tramite un nuovo apprendistato efficace, la revisione dei contenuti e delle modalita’ dell’istruzione superiore per creare o riformare gli istituti professionalizzanti, sono le priorita’ irrinunciabili per l’Italia se si vuole davvero mettere al centro delle politiche economiche il lavoro e l’occupazione nell’impresa, l’unico posto dove si puo’ creare ricchezza e benessere.

Autore: VC – Helpconsumatori.it