Commodity, tre mesi in ribasso. Impennata dei non ferrosi

Commodity, tre mesi in ribasso e volatilità di primavera. Zucchero, scende la produzione UE con l’abolizione delle quote. In Italia crollo ai livelli del 1927. Impennata dei non ferrosi, stabilizzazione del petrolio, declino dei prodotti agricoli.

commodityIl Servizio Research di Banca Monte dei Paschi di Siena ha elaborato la seconda rassegna periodica sulle materie prime del 2015, facendo il punto sulla situazione dei mercato. Vari i motivi di interesse per l’andamento dei singoli comparti caratterizzati da forti differenze di andamento durante l’ultimo periodo.

Il rapporto mette in evidenza che gli indici internazionali, rappresentati dalla famiglia DJ-GSCI, hanno mostrato una direzionalità molto diversa soprattutto durante il mese di aprile. In recupero di circa il 6% i metalli non ferrosi, rappresentati dall’indice SPGCINP, soprattutto per effetto dell’aumento del prezzo dell’alluminio e del rame durante le ultime due settimane dello scorso mese. In recupero anche l’indice energetico SPGENP che in aprile ha messo a segno un rialzo di circa il 5% soprattutto per il rimbalzo del petrolio dai minimi di marzo, mentre il prezzo del gas naturale è rimasto debole. Variazioni non molto significative per i comparti delle carni (indice SPGCLVP) e dei metalli preziosi (indice SPGCSPM). I prodotti agricoli non hanno fermato il ribasso, e l’indice SPGSAG ha fatto registrare un’ulteriore variazione negativa in aprile portando al 14% il calo dalla fine del 2014.

Per quanto riguarda l’andamento delle materie prime in Italia, i trend vengono illustrati rappresentando la famiglia degli “indici proprietari” elaborati da MPS. Per il comparto lattiero-caseario, l’indice MPS-PG sul Parmigiano e Grana Padano ha mostrato, durante gli ultimi mesi, una fase di prolungata stabilizzazione poco sopra i minimi dello scorso ottobre intorno a 7,3 euro/Kg, ma il trend negativo degli ultimi due anni sembra allentare la presa. I metalli non ferrosi, descritti dall’indice MPS-NFM, hanno dato prova di notevole volatilità restando deboli sino a marzo e salendo repentinamente dell’8% in aprile. L’indice si è riportato intorno a quota 3400, il livello di un anno fa, e in sole due settimane ha riassorbito le cospicue perdite dei mesi precedenti.

L’andamento dei prezzi del comparto cerealicolo in Italia, descritto dall’indice MPS-CER, è stato negativo durante l’ultimo quadrimestre con una perdita di circa il 5% dovuto principalmente al calo delle quotazioni del grano duro dopo i rialzi dello scorso anno.

Il rapporto approfondisce inoltre il mercato dello zucchero che è di grande interesse per tutti i consumatori anche nel nostro paese. Nel mondo, l’esplosione del surplus durante la passata campagna agricola aveva determinato un calo dei prezzi compreso tra il 30 e il 40% in meno di un anno ma per il resto del 2015 potrebbe avere effetto un deciso miglioramento dei fondamentali a livello globale. In Europa, il settore ha mostrato un generale declino con la produzione che è scesa del 20% in dieci anni e c’è grande preoccupazione nel settore per la paventata abolizione del sistema delle quote che dovrebbe avvenire nel 2017. In Italia la produzione è calata del 64% durante gli ultimi 10 anni e, in seguito a continue ristrutturazioni, il settore rischia la scomparsa. Sono ormai rimasti soltanto 4 impianti produttivi dei 76 che erano in funzione nel 1968. Ciò è confermato dai dati relativi alla produzione di barbabietola da zucchero che si colloca ai livelli del 1927 con 22mila quintali ricavati nella stagione nel 2013.

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