Buzzi Unicem: confermati i target per il 2011

altDalla metà del 2011 il ritmo di crescita dell’economia mondiale si è bruscamente raffreddato. Nel corso del terzo trimestre è rallentata l’attività nelle economie avanzate, frenata da fattori temporanei legati ai costi dell’energia, ma anche dalla perdurante debolezza dell’occupazione, dall’intonazione meno espansiva delle politiche di bilancio e dalla diffusa incertezza sulla risoluzione degli squilibri finanziari.

Per contro, i principali paesi emergenti, seppure in decelerazione, hanno mantenuto nel complesso un ritmo di crescita elevato. Gli organismi internazionali hanno aggiornato al ribasso le previsioni per la crescita dell’anno in corso e del prossimo. Nell’area dell’euro la crisi del debito sovrano si è aggravata, estendendosi all’Italia ed alla Spagna. A fronte di tali emergenze sono state adottate misure per rafforzare la capacità di sostegno finanziario affidata alla cosiddetta European Financial Stability Facility.

L’indebolimento congiunturale potrebbe risultare di breve durata, vi è tuttavia il rischio che la debolezza si prolunghi nel tempo per effetto di politiche di bilancio restrittive e possibili nuove tensioni finanziarie. Il settore delle costruzioni ha mantenuto un importante andamento espansivo nei paesi emergenti, ha confermato la fase di crescita in Europa Centrale, ma è stato ancora penalizzato dalla perdurante debolezza del settore immobiliare negli Stati Uniti ed in misura ancor più accentuata in Italia.

Nel periodo gennaio- settembre 2011, le vendite di Buzzi Unicem (cemento e clinker) si sono attestate a 21,5 milioni di tonnellate, +7,3% rispetto allo scorso esercizio. Una variazione favorevole si è verificata in tutti i paesi in cui il gruppo opera, ad eccezione degli Stati Uniti d’America, che hanno sostanzialmente confermato i volumi dell’anno precedente, e dell’Italia, che ha presentato una flessione marcatamente negativa durante il terzo trimestre. In diversi mercati di presenza la crescita delle consegne è stata a doppia cifra percentuale, in particolare Russia, Repubblica Ceca, Ucraina, Lussemburgo, Messico e Germania.

L’evoluzione dei prezzi del cemento nei primi nove mesi, espressi in valuta locale, si è confermata favorevole in Ucraina e Messico. In Italia e Russia l’andamento si è modificato dal segno negativo a tutto giugno al segno positivo del progressivo a settembre; marginalmente la stessa cosa è avvenuta in Polonia. Nel caso del Lussemburgo e della Germania la variazione è stata leggermente negativa. L’effetto prezzi maggiormente sfavorevole si è verificato negli Stati Uniti e soprattutto in Repubblica Ceca, quest’ultima penalizzata da maggiori esportazioni verso la Polonia.

I costi di produzione hanno continuato a risentire degli incrementi dei fattori energetici. Tuttavia è importante segnalare che il costo del nostro principale combustibile fossile (petcoke) durante il terzo trimestre ha incominciato a invertire la tendenza. Nei mercati in cui lo sfruttamento della capacità produttiva sta migliorando, i costi unitari di produzione hanno potuto beneficiare delle maggiori economie di scala.

Il fatturato consolidato è aumentato del 5,5%, passando da 1.999,5 a 2.109,4 milioni, ed il margine operativo lordo è stato di 330,0 milioni (+3,6 milioni ovvero +1,1%); al netto delle voci non ricorrenti ci sarebbe stata una diminuzione del margine operativo lordo di 3,4 milioni (-1,1%). La redditività caratteristica ricorrente è passata così dal 16,3% al 15,6%.

Le variazioni dei tassi di cambio hanno avuto un impatto negativo di 34,4 milioni sul fatturato e 3,8 milioni sul margine operativo lordo, a causa dell’indebolimento del dollaro e delle monete dei Paesi emergenti (eccetto la corona ceca). A perimetro e cambi costanti, l’aumento del fatturato sarebbe stato del 6,0%, mentre il margine operativo lordo sarebbe aumentato del 1,1%.

Dopo ammortamenti e svalutazioni per 176,6 milioni (171,6 milioni nei primi nove mesi del 2010), il risultato operativo è stato pari a 153,5 milioni (154,8
milioni nel 2010). Gli oneri finanziari netti sono diminuiti da 72,1 a 68,2 milioni; in riduzione il contributo al conto economico delle partecipazioni valutate a patrimonio netto (1,5 milioni rispetto a 4,8 milioni). Il risultato prima delle imposte si è dunque assestato a 87,4 milioni contro 87,7 milioni del settembre 2010 (-0,3%).

Il conto economico di Buzzi Unicem si è chiuso con un utile del periodo in calo del 24,5% a 60,6 milioni di euro (erano 80,2 milioni nel 2010, compreso un beneficio non ricorrente di 22,4 milioni dovuto al rilascio di fondi per imposte), di cui 38,6 milioni attribuibili agli azionisti della società (59,6 milioni nel 2010).
Il flusso di cassa del periodo ha raggiunto i 237,1 milioni (251,8 milioni il corrispondente valore nel 2010). L’indebitamento finanziario netto al 30 settembre 2011 ammonta a 1.195,7 milioni, in riduzione di 71,2 milioni rispetto al dicembre 2010.

Nei primi nove mesi del 2011 Buzzi Unicem ha effettuato investimenti in immobilizzazioni tecniche per complessivi 115,8 milioni, di cui 37,7 milioni per progetti di espansione. Il patrimonio netto a fine settembre 2011, inclusa la quota spettante agli azionisti terzi, ammonta a 2.766,0 milioni, contro i 2.803,7 milioni del 31 dicembre 2010; ne deriva un rapporto indebitamento finanziario/patrimonio netto pari a 0,43 (era 0,45 a fine 2010).