
Nella riunione di ieri del Consiglio direttivo, la BCE ha aumentato di 25 punti base tutti e tre i tassi di riferimento, portando i tassi sui depositi dal 2,00% al 2,25% e, come previsto, ha mantenuto il proprio approccio “meeting-by-meeting”.
La decisione è stata presa all’unanimità, senza che venissero discusse alternative.
La nostra previsione di base rimane quella di un ulteriore aumento dei tassi a settembre, seguito da una pausa prolungata, a meno che non emergano segnali di un possibile effetto di contagio, ad esempio se la crescita salariale dovesse accelerare in misura più significativa rispetto a quanto attualmente previsto.
Lagarde ha sottolineato che nella valutazione della BCE è già stato tenuto conto di un certo aumento delle retribuzioni dei lavoratori.
L’incertezza rimane elevata, con i rischi per la crescita orientati al ribasso e quelli per l’inflazione orientati al rialzo.
Le previsioni aggiornate della BCE indicano un contesto inflazionistico più persistente accompagnato da una crescita più debole, sottolineando il difficile compromesso che i responsabili politici dovranno affrontare.
Sebbene si preveda che l’inflazione continui a rallentare nel tempo, le prospettive di crescita più modeste riflettono il rallentamento economico causato dall’aumento dei prezzi delle materie prime, dalle pressioni sui redditi reali e dalla scarsa fiducia.
A nostro avviso, anche questo percorso di crescita rivisto potrebbe rivelarsi troppo ottimistico, con i dati delle indagini che suggeriscono un ulteriore rallentamento in vista.
Nel complesso, la decisione della BCE è stata sostanzialmente in linea con le aspettative e la comunicazione è risultata equilibrata.
Sebbene Lagarde sia apparsa restia a definire questa mossa come un aumento “preventivo”, questa misura piuttosto modesta sembra comunque volta a contenere le aspettative di inflazione e a ridurre il rischio di un inasprimento più deciso in futuro.
di Annalisa Piazza – MFS Investment Management





