Banche europee: tre shock alimentano volatilità

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La forte correzione dei titoli bancari europei, innescata dalla crisi in Medio Oriente, non mette in discussione il trend rialzista strutturale delle banche europee. Questa recente volatilità, peraltro, è alimentata da tre shock distinti:

il primo, legato al debito privato, desta preoccupazione dallo scorso settembre, con la sensazione che alcuni rischi siano mal gestiti;

il secondo, legato all’intelligenza artificiale (IA), è emerso all’inizio di quest’anno e riguarda il rischio di perturbazione di alcune attività, in particolare la gestione dei depositi tramite l’IA agentica;

il terzo, di natura geopolitica, è legato al conflitto in Medio Oriente e alla chiusura temporanea dello Stretto di Hormuz.

Il conflitto in Medio Oriente, la tregua e le sue conseguenze sul prezzo del petrolio

Il recente conflitto ha provocato un forte aumento del prezzo del petrolio, con il Brent che oscilla tra i 103 e i 120 dollari a seconda delle sedute (e che ha superato occasionalmente i 109-110 dollari all’inizio di aprile). Per la BCE, questo incremento si è tradotto in maggiori pressioni inflazionistiche e in aspettative di tassi riviste al rialzo. Per le banche europee, l’elemento chiave è stato l’aumento di circa 40 punti base della parte a breve della curva dei tassi, che sostiene il margine di interesse netto (NIM) attraverso la remunerazione limitata dei depositi dei clienti.

Dall’annuncio della tregua di due settimane (che include una riapertura condizionata dello Stretto di Hormuz), il Brent ha registrato un forte calo, oscillando recentemente intorno ai 92-96 dollari. Questa rapida de-escalation riduce le pressioni inflazionistiche a breve termine e migliora la visibilità macroeconomica, avendo già beneficiato le attività di trading e di intermediazione delle banche.

Scenario centrale prevede un aumento dei tassi

Consideriamo come scenario centrale (circa il 50% di probabilità) la fine delle operazioni militari, seguita da una riapertura effettiva e sicura dello Stretto di Hormuz nelle prossime settimane, tramite negoziati che coinvolgano una coalizione internazionale (Europa, paesi del Golfo, ecc.). L’Iran manterrebbe un ruolo centrale accettando garanzie di transito in cambio di aiuti alla ricostruzione e di un allentamento mirato delle sanzioni.

In questo scenario centrale, il prezzo del barile di Brent si stabilizzerebbe tra gli 85 e i 105 dollari nell’orizzonte temporale da uno a tre mesi. Per le banche europee, lo shock petrolifero rimarrebbe temporaneo: l’inflazione «headline» diminuirebbe progressivamente, lasciando alla BCE un margine di manovra. Prevediamo tuttavia un aumento dei tassi in questo scenario, il che sosterrebbe il margine di interesse netto del settore.

La normalizzazione della situazione potrebbe essere accompagnata da un aumento degli eventi di credito. Tuttavia, il costo del rischio rimarrebbe contenuto grazie alle riserve accumulate durante la pandemia (circa 20 punti base). Le banche d’investimento attive nell’intermediazione petrolifera e nelle attività di mercato beneficerebbero di un aumento dei ricavi da trading e da finanziamento.

di David Benamou, CIO di Axiom Alternative Investments

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