2,5 miliardi di persone non hanno accesso ad una toilette

2,5 miliardi di persone non hanno accesso ad una toilette Questione chiave di sviluppo, maggiore domanda di sanita’ pubblica e di dignita’: quale che sia la visione, le organizzazioni non governative (ONG) sono sempre piu’ numerose nel mobilitarsi, ogni 19 novembre, in occasione della giornata mondiale delle toilette. E’ un’associazione di Singapore che ha avuto quest’idea dodici anni fa. Qualcosa come 2,5 miliardi di persone non ha accesso ad una “migliore igiene” -che sta per toilette igieniche, altra cosa che una semplice tavola posta sopra un buco-, 1,1 miliardi non ha altra scelta che defecare in un campo, ai bordi di un fiume, in un bosco, in un sacco di plastica o su un deserto, secondo quanto recensito dall’Unicef e dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS). Facendo riferimento al proprio rapporto 2012, il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, riconosce che, se l’Obiettivo del millennio per lo sviluppo dell’accesso all’acqua potabile ha dato buoni progressi, “ancora non si e’ sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di igiene”.Morire per una diarrea Non e’ tanto avere un wc a disposizione, ma e’ la certezza di ore di lavoro o di scuola perdute nella crudele ricerca di un luogo adatto, questi sono i problemi di vita quotidiana, di sicurezza soprattutto per le donne, di ambiente e di sanita’. Colera, tifo, legionella e altre malattie portate dall’acqua sono direttamente connesse alla mancanza di igiene. La diarrea uccide circa 2,2 milioni di persone all’anno, essenzialmente bambini con meno di 5 anni, in gran parte nei Paesi poveri. A livello globale, gli indicatori dell’OMS e dell’Unicef danno una situazione in miglioramento. Tra il 1990 e il 2010, la percentuale di persone che aveva accesso ad una toilette migliore e’ passata dal 49 al 63; dal 6 all’11% coloro che dividono un wc con altre famiglie, come delle toilette pubbliche, mentre il numero di coloro che usano strutture di fortuna senza igiene, si e’ ridotto dal 20 al 15%. Infine sono solo il 15%, e non piu’ il 25%, coloro che “si liberano” all’aria aperta. Rimangono enormi disparita’ nelle varie regioni del mondo. L’Africa subsahariana, l’India, l’Indonesia e il Pakistan si distinguono per i loro cattivi risultati. Il sub-continente indiano da solo si ascrive il 59% di tutti gli esseri umani privi di servizi igienici, cioe’ 626 milioni di persone, piu’ della meta’ della propria popolazione. Questa estate, la stampa indiana ha riportato la rivolta di una giovane donna spostata di 19 anni, nell’Uttar Pradesh (nord). Priyanka non solo ha rifiutato di ricongiungersi alla casa della sua nuova famiglia fintanto che la stessa non fosse stata dotata di toilette, ma lo ha anche fatto sapere. Risultato: un importante organismo sociale, Sulabh, l’ha ricompensata con 200.000 rupie (2.800 euro) per averlo fatto in modo cosi’ eclatante e per il dibattito che si e’ aperto nel Paese. Anche in Madagascar il ritardo e’ grande. Solo il 15% della popolazione ha accesso a delle toilette igieniche. “In citta’, ogni struttura e’ divisa fra tre o quattro famiglie, in campagna e’ peggio”, testimonia Julien Gabert del GRET, un’associazione di professionisti dello sviluppo solidale. C’e’ molto da fare per attrezzare le scuole e frenare l’assenteismo scolastico; aiutare anche coloro che puliscono le fosse a non essere stigmatizzati, persone che lavorano di notte per non essere visti all’opera. La GRET li aiuta perche’ possano avere un migliore riconoscimento sociale grazie all’uso di adeguato materiale: pompe, carretti, etc.Reinventare i wc Gabert racconta anche come, con l’esperienza, l’associazione, invece di sovvenzionare direttamente le stutture, ha preferito fare pubblicita’ radiofonica per delle piccole imprese che essa sostiene. Oltre ad aiutare i clienti, ancora non esperti, con promozioni del 50%. Insieme ad altre 30 associazioni, la GRET fa parte della Coalizione dell’acqua, che si e’ fatta carico della Giornata mondiale per ricordare alla comunita’ internazionale le proprie responsabilita’. “E’ sempre un argomento tabu’ -dice Kristel Malegue a nome della Coalizione. Chi deve politicamente decidere pensa ancora che l’igiene faccia parte della sfera privata. Noi siamo sorpresi perche’ dopo tutte le belle dichiarazioni, l’Unione Europea da’ al problema uno spazio limitato tra le proprie politiche di sviluppo”– La coalizione dell’acqua fa sapere che, secondo l’OMS, bisognerebbe investire 148 miliardi di euro all’anno da qui al 2015 perche’ gli Obiettivi del millennio siano raggiunti. Si e’ ancora lontani: 6,1 miliardi sono in tutto impiegati nel settore dell’acqua attraverso le agenzie per lo sviluppo. Il ritardo e’ tale che la Fondazione Bill e Melinda Gates, propone di cambiare punto di vista per affrontare il problema di petto: si tratta letteralmente di “reinventare le toilette”, facendo leva sulla tecnologia, l’innovazione e dei partnetariati multipli. La Fondazione ha lanciato una sfida alla ricerca sotto forma di concorso: inventare un tipo di struttura scollegata dagli scarichi pubblici e che costi solo qualche centesimo al giorno, senza rifiuti senza acqua e senza energia, ma che, al contrario, valorizzi gli escrementi sotto forma di biogas o fertilizzante. Le urine dovrebbero essere trattate per fornire acqua potabile. Il primo premio e’ stato assegnato lo scorso agosto. La Fondazione ha impegnato circa 62 milioni di euro per sostenere otto universita’ e scuole superiori per sviluppare i loro prototipi. Essa aiuta inoltre delle ONG nei loro programmi d’azione e nella pubblicazione di rapporti sulle buone pratiche e sulle soluzioni piu’ efficaci. Nel 2011 ha impegnato circa 94 milioni di euro per sovvenzionare la materia dell’acqua, il 90% dei quali per l’igiene.

(articolo di Martine Valo, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 20/11/2012)

Autore: ADUC – Associazione diritti utenti e consumatori – Aduc.it