Wall Street recupera dopo dato su immobiliare, venduto l’Euro in vista dell’inflazione

Wall Street recupera posizioni dopo il dato migliore delle attese sul mercato immobiliare. Scattano le vendite sull’Euro in attesa della diffusione del dato di domani sull’inflazione.

Recupera terreno Wall Street dopo lo scivolone accusato poco dopo l’apertura. Questa volta sono stati i dati migliori delle attese arrivati dal mercato immobiliare a innescare il recupero in borsa. Autore: Ufficio Studi IG. Le vendite di nuove abitazioni a gennaio sono salite quasi del 10%, a un tasso annualizzato di 468 mila unità. Si tratta della miglior performance mensile da luglio 2008. Al dato hanno contribuito le buone performance nella parte meridionale e occidentale del Paese, immuni dalle condizioni meteo avverse. Domani arriveranno altri dati importanti (ordini di beni durevoli), ma gli operatori probabilmente preferiranno ascoltare l’audizione della governatrice, Janet Yellen, davanti alla commissione bancaria del Senato. Al numero uno della Federal Reserve spetterà il compito di eliminare i dubbi sul rialzo prematuro dei tassi affiorati dopo la pubblicazione dei verbali della Fed della scorsa settimana.

Sul fronte eurozona, attenzioni rivolte alle stime flash sull’inflazione tedesca, passaggio chiave in vista del meeting di politica monetaria della Bce della prossima settimana. Rimanendo in Europa, rimane teso il clima geopolitico in Ucraina, con la Russia che ha schierato le proprie milizie in Crimea. Per ora i mercati rimangono anonimi alla vicenda, ma non possiamo escludere che un’escalation delle tensioni potrebbe innescare delle vendite in borsa.

Valute: Euro primi segnali di cedimento in attesa dei dati sull’inflazione
Sul fronte valutario, nel pomeriggio sono partiti una serie di ordini di vendita sulla moneta unica. Il cross Eur/Usd è sceso ai minimi dal 13 febbraio scorso (a 1,3664), mentre l’Eur/Jpy è ai minimi dal 20 febbraio scorso (a 139,65). I movimenti sul cross sono stati accompagnati a un recupero del Bund, il che ci induce a pensare a una serie di movimenti anticipatori in vista degli importanti dati di domani sull’inflazione. Segnaliamo il forte deprezzamento dello yuan nel corso delle ultime sedute. La flessibilità imposta della Banca centrale cinese (Pboc) è mirata in qualche modo a stemperare anche il flusso di investimenti diretti nel Paese che stanno creando squilibri sul fronte immobiliare. Ancora debole il rublo in scia alle tensioni tra Ucraina e Russia. Gli interessi delle banche russe in Ucraina sono molto importanti e un’eventuale fallimento del Paese potrebbe avere ripercussioni importanti su Mosca.

Italia – Piazza Affari: FtseMib desiste ancora dall’attacco ai 20.600 punti
L’indice Ftse Mib ha terminato le contrattazioni in calo dello 0,35%, a quota 20.400 punti. Ancora positivo Banco Popolare (+1,6%) in scia alle voci su una possibile maxi fusione tra le principali banche popolari italiane. Bene anche UnipolSai (+2,55%) dopo l’approvazione di Goldman Sachs di questa mattina. Buono spunto per STM (+4,5%) in scia alle dichiarazioni rilasciate dal direttore vendite dell’azienda sui segnali di schiarita che stanno arrivando dal mercato europeo.

Bond: spread Btp-Bono azzerato
Sul fronte governativo, il Tesoro ha bissato il successo dell’asta Ctz di ieri collocando oggi Bot a 6 mesi allo 0,455%. Si tratta del nuovo minimo dall’introduzione dell’euro. Nonostante i rendimenti in calo, la domanda è rimasta solida e questo sembra essere il maggior successo per l’emissione odierna. Domani andranno in asta Btp a 5 e 10 (nuova emissione), fino a 7 miliardi a cui si aggiungeranno CCTeu per altri 4 miliardi. Attesi rendimenti in calo su tutti i fronti. Gli sviluppi politici delle ultime due settimane hanno permesso l’azzeramento dello spread tra Btp e Bono, dopo che questo si era ampliato durante l’ultimo anno in scia alle tensioni politiche vissute a partire dalle elezioni di un anno fa.

Materie prime: olio di palma ai massimi da 17 mesi
Tra le commodity, ritraccia un po’ l’oro dopo aver toccato i nuovi massimi dal 30 ottobre scorso a quota 1.345 dollari/oncia. Rimane vicino ai massimi degli ultimi 17 mesi l’olio di palma in scia alla speculazione che le scorte potrebbero scendere in Malesia, il più grande produttore al mondo dopo l’Indonesia. Il raccolto nei primi mesi dell’anno è in calo e questo potrebbe avere un certo impatto sulle scorte.