SMS piu’ cari della media UE, Antitrust invia parere all’Agcom

Nonostante la concorrenza esercitata dalla messaggistica istantanea gratuita (o quasi), gli SMS in Italia costano ancora troppo. Piu’ della media europea. Lo ha rilevato l’Antitrust in un parere inviato all’Agcom sui servizi di terminazione SMS su singole reti mobili.

A gennaio 2012 il prezzo commerciale medio di un SMS in Italia, secondo studi di settore, si aggirava sui 4,57 €/cent, contro una media europea di 3,15 €/cent. I prezzi degli SMS sono comunque destinati a scendere, ma l’Agcom deve monitorare che seguano criteri di trasparenza.

Nel 2011 il ricavo unitario da servizi di terminazione offerti all’ingrosso e’ stato di 4,5 €/cent, a fronte di un prezzo medio ai clienti finali, stimato dal regolatore, di 2,3 €/cent. L’Antitrust chiede all’Agcom di continuare “a svolgere l’attivita’ di monitoraggio sull’evoluzione del livello dei prezzi dei servizi di terminazione SMS in Italia, cosi’ da verificare che gli stessi rispondano ai criteri di obiettivita’, trasparenza, non discriminazione e proporzionalita’, che informano l’accesso al mercato delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica”.

Non c’e’ pero’ bisogno di una “regolamentazione ex ante del mercato in questione, in ragione della tendenza dello stesso a produrre nel tempo le condizioni tipiche di un mercato concorrenziale”. In poche parole il prezzo degli SMS quindi dovrebbe calare per forza di cose, visto che negli ultimi 3 anni il numero di SIM che hanno generato traffico IP e’ piu’ che raddoppiato e tra il 2010 e il 2011 il numero di messaggi istantanei inviati tramite rete mobile e’ cresciuto del 300% circa.

Per il Codacons quest’ultimo dato “e’ una vergogna” ed e’ ora di fare qualcosa per impedire che gli italiani abbiano le banche, le assicurazioni, la luce, il gas, la benzina ed i telefoni piu’ cari d’Europa. “E’ questo, infatti, il vero spread che sta mandando sul lastrico le famiglie italiane e riduce la competitivita’ delle nostre imprese rispetto alla altre europee”. “Per una volta il Governo dovrebbe andare contro i privilegi delle compagnie telefoniche, eliminando, finalmente, le spese di chiusura del conto telefonico, abrogate formalmente dalla Legge n. 40 del 2 aprile 2007 ma rientrate dalla finestra sotto forma di spese giustificate ed incredibilmente  tollerate dall’Autorita’ delle comunicazioni. Per non parlare delle spese di spedizione delle bollette telefoniche che, in barba alla legge secondo la quale le spese di emissione della fattura non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo, vengono fatte pagare dai consumatori con la scusa che si tratta di un servizio a favore del cliente. Un problema affrontato dalla terza lenzuolata Bersani, approvata dalla Camera  ma prontamente insabbiata al Senato”.

09/04/2013 – 10:20 – Redattore: GA

Autore: GA – Helpconsumatori.it