Il riprezzamento dell’inflazione e le mosse delle banche centrali

Le attese sono per un ritorno dell’inflazione, il cui prezzamento è al momento troppo basso e potrebbe causare distorsioni sul mercato dei bond, determinando perdite nette.

inflazioneUn momento di crescita così forte e sincronizzata non si verificava da prima della grande crisi finanziaria. Il riprezzamento costante dell’inflazione dovrebbe tenere le banche centrali lontane da eventuali misure straordinarie senza la necessità di adottare vere e proprie misure di restringimento, come accade quando l’economia si surriscalda.

Cruciale sarà la scelta del ritmo di questa normalizzazione. Nonostante possano esserci delle sorprese, tale decisione dovrebbe essere ben comunicata, affinché la stabilità macroeconomica e finanziaria non sia compromessa. Le stime sono per un ritorno dell’inflazione, il cui prezzamento è al momento troppo basso e potrebbe causare distorsioni sul mercato dei bond, determinando perdite nette.

La buona notizia è che esistono delle soluzioni per proteggersi contro questo scenario meno accomodante, mantenendo l’esposizione sugli asset rischiosi e riducendo tatticamente la duration in favore di asset legati all’inflazione, che dovrebbero essere meno sensibili al rialzo dei tassi di interesse e avere la capacità di catturare il riprezzamento delle aspettative inflazionistiche.

Le aree maggiormente esposte al rischio di una rapida impennata dei rendimenti dei titoli sovrani sono l’Europa, gli Stati nordici e il Giappone, il cui attuale livello di politica monetaria accomodante non è più giustificato.

Anche le valute potrebbero essere colpite. Le aspettative sono per una convergenza monetaria che risolleverà quei mercati valutari caratterizzati da notevole divario tra forza macroeconomica e misure espansive. In questo senso, lo Yen giapponese sembra particolarmente interessante: la crescita economica giapponese sta accelerando, proprio come le sue caratteristiche difensive; l’inflazione ha dato lievi segni di ripresa, eppure la politica monetaria della BoJ è tra le più accomodanti del G10.

D’altra parte, il dollaro statunitense ha ripreso vigore sulla scia degli sviluppi positivi registrati sul piano fiscale e sulle relative implicazioni all’indice dei prezzi al consumo. Un rialzo dei tassi da parte della Fed è già stato prezzato all’80% dai mercati. Poiché le previsioni non sono per un approccio ancora più aggressivo da parte della Fed, il dollaro americano resta favorito.

E’ possibile quindi mantenere l’esposizione sugli asset di crescita, con una preferenza sull’azionario, finché il contesto economico rimane positivo, partecipando prudentemente a eventuali rally di rischio.

Commento a cura del Team Unigestion