Rating sovrano, banche e prospettive di crescita

Le banche italiane sono sulla giusta strada. S&P prevede una dismissione dei loro NPE fino a € 100 mld entro la fine del 2019, un risultato che appare decisamente realistico.

banche economiaAd agosto, affermavamo nel messaggio “Il nuovo “sapore” delle banche italiane” che la stabilità degli istituti di credito del Belpaese stava migliorando e che c’erano chiari segnali positivi nel settore bancario italiano. Qual era la nostra idea mentre scrivevamo che questa situazione avrebbe portato ad alcune potenziali revisioni al rialzo del rating creditizio, in particolare per Unicredit SPA?

La nostra valutazione si basava su fatti concreti e miglioramenti ben documentati, come ad esempio le riduzioni delle esposizioni deteriorate (NPE), che hanno portato a un generale rialzo del rating per le banche italiane il giorno di Halloween. L’agenzia Standard and Poor’s aveva già rilevato i progressi dell’economia italiana cinque giorni prima, rivedendo al rialzo il rating sovrano e il tetto della Repubblica Italiana da un outlook BBB- a uno BBB medio stabile.

Come sempre, il rating sovrano e quello bancario sono strettamente interconnessi; nel caso italiano, in particolare, il rating sovrano e le prospettive di crescita hanno beneficiato dei seguenti fattori:

1.ricapitalizzazione precauzionale del colosso bancario italiano Monte dei Paschi di Siena
2.riduzione delle filiali di Veneto Banca
3.assenza di perdite inerenti ai depositi bancari al dettaglio
4.accelerazione della dismissione delle NPE.
La crescita del PIL, secondo le previsioni, all’1,5% per i prossimi due anni e ai massimi pluriennali, dovrebbe costituire accanto a quanto già menzionato un fattore alquanto positivo per l’economia italiana in futuro e a maggior ragione per il fatto di dover gestire meno NPE potendo quindi disporre dei depositi bancari al dettaglio per il prestito. Una base stabile di depositi al dettaglio migliora le condizioni delle banche per l’ottenimento dei prestiti a sostegno dell’economia (imporre perdite su questi depositi sarebbe stato disastroso per prestiti ed economia, ma lo scenario è stato fortunatamente evitato).

Di conseguenza, dopo aver prima riconosciuto i vantaggi di un sistema bancario solido per il rating sovrano, era naturale che S&P volgesse la sua attenzione alle banche migliori e aumentasse i rating a lungo termine privilegiati di un livello, portandoli a BBB medio. Quest’azione rispecchia quella relativa al rating sovrano, dal momento che di solito le agenzie di rating non valutano una banca al di sopra del rating sovrano. Gli istituti di credito vengono normalmente penalizzati in caso di default dei titoli sovrani, poiché detengono quantità consistenti di titoli di Stato in valuta locale a fini di liquidità. Il caso italiano ne è un valido esempio e descrive nel migliore dei modi il concetto di “tetto” di uno Stato.

Le banche italiane sono insomma sulla giusta strada e S&P prevede una dismissione dei loro NPE fino a 100 miliardi di euro entro la fine del 2019, pari a un terzo della quantità totale di NPE (i nuovi afflussi nelle NPE dovrebbero essere ugualmente gestibili). Si tratta di un risultato decisamente realistico, visto che la sola Unicredit SPA dovrebbe ridurre le NPE di 20 miliardi di euro nell’arco di tempo considerato e che, a livello di sistema, solo nel 2017 le dismissioni totali di NPE dovrebbero raggiungere i 65 miliardi di euro totali circa. Il miglioramento di Unicredit produrrà una migliore qualità del credito, una maggiore copertura in termini di riserva in linea con le controparti europee e una capitalizzazione CET1 più robusta. A questo punto, è davvero così sorprendente che anche il rating della banca sia stato rivisto al rialzo a BBB medio?

Commento a cura di Mondher Bettaieb Loriot, Head of Corporate Bonds Vontobel AM