Potrebbe la recessione americana schiacciare le azioni?

altLe categorie di commentatori che si aspettano una nuova recessione dell’economia statunitense si sono moltiplicate dopo le recenti previsioni dell’Economic Cycle Research Institute, che finora non ha mai fornito previsioni di recessione inesatte. Quindi la recessione USA è ormai cosa fatta?

Una riflessione utile è che l’economia si trovava ad una ‘velocità di stallo’ a settembre, riflessa in una lettura vicina a 50 dell’indice dei nuovi ordini manifatturieri dell’ISM, nelle revisioni al ribasso moderatamente significative degli utili aziendali e negli indicatori deboli del mercato del lavoro. Un ulteriore elemento negativo potrebbe spingere verso la recessione e, probabilmente, le difficoltà finanziarie dell’Europa potrebbero rappresentare una causa sufficiente.

Da una prospettiva monetaria, il verificarsi di una recessione in questa fase sarebbe insolito. Dieci delle undici recessioni statunitensi del dopoguerra sono state precedute da una contrazione dell’offerta reale di moneta. L’eccezione ci fu con la recessione del 1953-54, apparentemente causata da gravi tagli fiscali dal momento che la spesa per la difesa fu ridotta drasticamente dopo la guerra di Corea.

La crescita monetaria si è rafforzata significativamente di recente, sia per quanto riguarda le misure restrittive che espansive, con la liquidità aziendale particolarmente sostenuta. Il tipico ritardo di sei mesi suggerisce che l’economia statunitense riprenderà slancio all’inizio del 2012, se non prima. Su livelli minimi, l’abbondante liquidità dovrebbe limitare eventuali riduzioni della spesa e dell’attività nel breve termine. Pertanto, ogni ribasso potrebbe essere lieve e di breve durata.

Questa considerazione è probabilmente più significativa rispetto all’esattezza o inesattezza delle previsioni di una nuova recessione. Una modesta contrazione del Pil nei prossimi due trimestri potrebbe essere accolta con sollievo dai mercati timorosi di un’altra grande recessione. Un confronto può essere fatto con il periodo 1990-91, quando il PIL è diminuito dell’1,4% nei trimestri invernali, ma l’S&P 500 ha chiuso la fase recessiva con un rialzo del 5% rispetto all’inizio.

Simon Ward, Chief Economist – Henderson Global Investors
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