Piazza Affari aggiorna i massimi, vendite sullo Yen in attesa della BoJ, recuperano le valute Emergenti

Prosegue il rally sulle borse a due giorni dal meeting di politica monetaria della Bce. In Europa, Piazza Affari ha aggiornato i massimi da maggio 2011 arrivando a lambire quota 22.000 punti.

Autore: Ufficio Studi IG. L’ipercomprato generatosi sull’indice italiano potrebbe rientrare nelle prossime sedute, in vista anche dei dati sui non farm payrolls, che potrebbero portare volatilità sulle borse.

Nell’eurozona, il vistoso rallentamento dell’inflazione (ai minimi da novembre 2009) e la disoccupazione ancorata all’11,9%, poco sotto ai massimi storici, giustificherebbero da sole un intervento espansivo da parte della Banca centrale. Se consideriamo poi, che la forza dell’euro sta pesando sulle esportazioni e sta favorendo il calo dei prezzi import (con ulteriore effetti sull’inflazione), ci rendiamo conto come la difesa della stabilità dei prezzi per Draghi si traduca in un’attesa di nuove misure da parte del mercato.

Il mercato azionario nell’ultima settimana ha accelerato proprio grazie all’aspettativa espansiva della Bce. Il deprezzamento dell’euro della scorsa settimana si è attenuato dopo che il numero uno della Bundsbank, Jens Weidmann, ha ridimensionato lo scorso week end l’ipotesi di un Quantitative Easing (QE).
Il ventaglio a disposizione di Draghi è ampio. Si va dalla misura più probabile, ovvero la mancata sterilizzazione del programma SMP, a quella meno efficace, taglio dei tassi. I mercati, ovviamente, puntano al quantitative easing stile Fed, con acquisti mensili di asset, anche se questa ipotesi rimarrà un’utopia, almeno fintantoché non si arriva alla deflazione.

Intanto la propensione al rischio inizia a pesare sullo yen in attesa del meeting della Bank of Japan di questa notte. Anche se il mercato non si attende nessuna misura espansiva, riteniamo che la BoJ possa aprire la strada a un aumento del piano mensile di acquisto titoli di Stato nipponici (JGB) fino a 90 miliardi di dollari dai 70 attuali, per contrastare il rallentamento atteso dall’aumento dell’IVA all’8% dal precedente 5%. Segnaliamo che il rientro delle tensioni sugli Emergenti hanno portato molte valute a rientrare ai livelli di inizio anno, in modo particolare la lira turca, complice anche la vittoria delle amministrative da parte di Erdogan.