Mps: il cda approva il piano di ristrutturazione 2013-2017

Banca Mps ha approvato oggi il Piano di Ristrutturazione 2013-2017 predisposto secondo le linee guida concordate con il MEF e con la Commissione Europea.

L’approvazione da parte delle Autorità competenti è prevista entro il 14 novembre prossimo.

LINEE GUIDA DEL PIANO DI RISTRUTTURAZIONE

Il Piano di Ristrutturazione di Mps prevede un Utile Netto di circa 900 milioni di euro e un ROTE di circa 9% entro il 2017, con obiettivi più ambiziosi rispetto a quelli indicati nel Piano Industriale 2012-2015 ed una serie di azioni volte al ripristino di una redditività in linea con il costo del capitale e sostenibile nel tempo, e al pieno rafforzamento della struttura patrimoniale, del capitale e della liquidità di Mps.

Commissioni: sono incluse numerose iniziative, già avviate nel corso del 2012 e del 2013, mirate al recupero del divario di produttività di Mps a livello commissionale rispetto ai principali concorrenti italiani (commissioni nette / volumi intermediati di 0,55% vs media di 0,64% delle banche italiane), tra cui: il rilancio del private banking con focus su clienti ad elevato valore (HNWI), il rafforzamento dell’attività di bancassurance e il lancio del progetto di banca on-line (Widiba).

Costo del personale: impegno alla riduzione, nel periodo 2011-2017, di circa 8.000 dipendenti e del costo del personale per circa 500 milioni di euro. L’obiettivo di riduzione dell’organico al 2017 risulta coerente con i risultati fin qui ottenuti (riduzione di circa 2.700 unità) soprattutto attraverso le manovre di ricomposizione degli organici già realizzate. Per la quota rimanente, di circa 5.300 dipendenti, oltre alle operazioni industriali di cessione delle attività non strategiche e di esternalizzazione, il Piano prevede soluzioni che consentano il raggiungimento degli obiettivi con il minor impatto occupazionale possibile attraverso il ricorso al Fondo di solidarietà, nell’ambito delle previste fasi di confronto con le Organizzazioni Sindacali.

Altre spese amministrative: impegno a ridurre, nel periodo 2011-2017, i costi per circa 440 milioni di euro, di cui circa 140 milioni di euro conseguibili entro il 31 dicembre 20134. L’ulteriore riduzione, pari a circa 300 milioni di euro, sarà realizzata attraverso messa a regime delle 170 azioni realizzate/in corso di realizzazione nel 2013, chiusura di ulteriori 150 filiali (in aggiunta alle 400 già effettuate), ristrutturazione dell’operazione “Chianti Classico”[5], azioni addizionali di space management, rinegoziazione dei contratti di fornitura, razionalizzazione dell’architettura IT e dei relativi costi, cessione di attività non strategiche e contenimento spese amministrative del personale legate alle ulteriori riduzioni del numero dipendenti.

Nel caso in cui alcuni obiettivi commerciali e di redditività non fossero raggiunti, verrà effettuato un ulteriore intervento sui costi operativi.

Remunerazione del Top Management: impegno a rispettare il limite massimo di remunerazione (concordato con la Commissione Europea per un importo pari a 500.000 euro) fino al completamento dell’aumento di capitale o al rimborso integrale dei Nuovi Strumenti Finanziari. Tale limite sulla remunerazione si colloca in un contesto che vede la banca aver adottato già significativi contenimenti della retribuzione nel 2012 e nel 2013. In particolare una riduzione del 47% sulla retribuzione fissa e del 54% sulla remunerazione complessiva, compresa la parte variabile massima potenziale, rispetto all’implementazione del piano al 31 dicembre 2011.

Accantonamenti per rischi su crediti: costo del rischio prudenzialmente stimato inferiore a 100 punti base solo a partire dal 2017, al fine di tenere conto del perdurare della crisi economica e delle incertezze future, nonostante un significativo ribilanciamento del portafoglio crediti.

Attività finanziarie: impegno alla riduzione del portafoglio di titoli di Stato Italiani in AFS da 23 miliardi di euro a giugno 2013 a circa 17 miliardi di euro nominali nel 2017 (il cui rischio d’interesse è stato prevalentemente coperto attraverso hedging). Riduzione del VaR del portafoglio di negoziazione.

Attività non strategiche: riduzione del portafoglio di credito al consumo e leasing e graduale run-off delle attività con valore aggiunto negativo.

Liquidità: sarà rafforzato il profilo di liquidità di Mps, che consentirà il raggiungimento di un rapporto impieghi / raccolta[6] (escludendo la raccolta istituzionale) di circa 100% e impieghi / raccolta totale6 di circa 90% nel 2017, l’integrale rimborso dei finanziamenti della Banca Centrale Europea (LTRO) entro il 2015 e un ulteriore rafforzamento della counterbalancing capacity.

Il Piano di Ristrutturazione prevede un aumento di capitale di 2,5 miliardi di euro per rimborsare i Nuovi Strumenti Finanziari ed il mantenimento, per tutto l’arco piano, di livelli di capitale conformi ai requisiti regolamentari, raggiungendo un obiettivo di CET1 (“phased in”) pari a 10,0% e di CET1 “fully loaded” pari a 9,3% nel 2017.

RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE

Nel contesto del Piano di Ristrutturazione, Mps intende attivare precise iniziative volte a consentire il rimborso totale dei Nuovi Strumenti Finanziari in via accelerata rispetto alle precedenti previsioni ed in via integrale entro il 2017:

– Rafforzamento patrimoniale attraverso un aumento di capitale per un ammontare di 2,5 miliardi di euro (anzichè di 1 miliardo del precedente piano industriale), da effettuarsi entro dicembre 2014.

– Rimborso di un ammontare pari a 3 miliardi di euro dei Nuovi Strumenti Finanziari nel corso del 2014 (pari a più del 70% del totale), subordinato all’autorizzazione preventiva di Banca d’Italia.

– Rimborso dell’ammontare residuale entro fine 2017 mediante generazione interna di capitale in base alle azioni del Piano di Ristrutturazione e miglioramento della riserva AFS.

L’aumento di capitale e il conseguente rimborso anticipato presentano notevoli benefici per la Banca, in particolare:

– Miglioramento della qualità del capitale sostituendo i Nuovi Strumenti Finanziari con capitale primario.

– Accelerazione del ritorno ad una redditività sostenibile ed in linea con il costo del capitale, mediante riduzione degli interessi sui Nuovi Strumenti Finanziari.

– Possibili benefici con le agenzie di rating, riduzione del costo di finanziamento e miglioramento dell’accesso al mercato istituzionale.

– Rimozione del vincolo al pagamento dei dividendi richiesto dalla Commissione Europea (DG Comp), subordinato al completamento dell’aumento di capitale.