Mercati in attesa della Fed. Il sentiment rimane fragile, Apple al test del mercato

In calo le piazze azionarie europee, con Londra che ha terminato con un -1,55%. Seduta volatile che ha visto gli indici azzerare le perdite al giro di boa, per poi riscendere dopo l’apertura di Wall Street.

Ben Bernanke FedAutore: Ufficio Studi IG. Coloro che si aspettavano una reazione dei listini sono rimasti delusi. Per la prima volta negli ultimi mesi, dopo una fase di correzione così importante, non è arrivata la consueta reazione del mercato e questo denota una certa fragilità del sentiment a due giorni dal comunicato della Fed.

I dati macro stanno avendo scarso impatto. L’indice Ifo sulla fiducia degli imprenditori tedeschi ha battuto le attese e ha scongiurato probabilmente un calo marcato del Dax (-0,3%). In Usa, le vendite delle nuove abitazioni sono risultate sotto le attese a dicembre a causa di fattori stagionali (condizioni meteo). Sul fronte corporate, vola Caterpillar dopo i conti migliori delle attese e dopo la discesa marcata subìta a inizio anno. Questa sera a mercati chiusi ci proverà Apple a sorprendere gli operatori.

Valute: Turchia, domani atteso meeting straordinario Banca Centrale forte volatilità sulla lira
Sul fronte valutario si è smorzato subito il deprezzamento dello yen dopo il forte recupero della scorsa settimana. Gli acquisti sulla divisa nipponica sono tornati a prevalere questo pomeriggio con l’inversione di rotta di Wall Street. L’Eur/Jpy sta tornando in area 140, mentre il cambio Usd/Jpy è a 102,40, lontano dai massimi di seduta (a 103). Sulla divisa nipponica continuano a essere dirottati i flussi in uscita dalle divise emergenti, segnale questo che i timori sul mercato non si sono placati. Il cambio ufficiale tra il biglietto verde ed il peso si è stabilizzato intorno a quota 8, mentre quello del circuito non ufficiale si è ridimensionato a 11,70, salvo poi tornare a 12,40 nel pomeriggio. Fortissima volatilità sui cambi contro la lira turca, che dopo aver aggiornato nuovi minimi storici contro euro e dollaro, ha poi recuperato terreno in scia al meeting straordinario che la Banca Centrale terrà domani per far fronte al deprezzamento della valuta nazionale. Si attendono operazioni di mercato aperto e misure sui tassi che potrebbero in qualche modo arginare il forte calo della lira turca.

Piazza Affari: Banche, partita la corsa agli aumenti di capitale
L’indice Ftse Mib ha terminato le contrattazioni con un calo dello 0,45%, a quota 19.270 punti. L’indice è riuscito a chiudere sopra i minimi di seduta. Le vendite hanno interessato soprattutto i titoli bancari, in modo particolare le banche popolari. Banco Popolare ha terminato con un calo superiore al 14%, dopo l’annuncio dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro della scorsa settimana. Sembra essere partito il risiko degli aumenti di capitale, che potrebbe interessare altri gruppi bancari in vista dell’Asset Quality Review della Bce. Sarà una corsa contro il tempo e gli ultimi a procedere in tal senso potrebbero non avere le coperture necessarie. Gli effetti non si sono fatti attendere. BPM e BPER hanno terminato con cali compresi tra il 6 e l’8%.

Titoli di Stato: Tesoro, domani parte la tre giorni di aste
Sul fronte governativo, stabile lo spread Btp-Bund sopra i 220 punti base, a fronte di rendimenti poco mossi sia sul Bund che sul Btp. Il recente rialzo dei tassi di interesse sui titoli italiani dovrebbe avere solo un modesto impatto sulle prossime aste del Tesoro, il cui ammontare dovrebbe aggirarsi intorno ai 17-18 miliardi. Domani andranno in asta Ctz a 2 anni e Btp indicizzati a 5 anni fino a un massimo di 3,75 miliardi, mentre mercoledì sarà la volta di Bot a 6 mesi fino a 8 miliardi e giovedì di Btp a medio-lungo termine. Le recenti vendite sui Btp sono dipese dalla crisi che ha coinvolto i Paesi emergenti e non dalle vicende politiche interne. Ci aspettiamo, però, che il voto sulla legge elettorale e le dimissioni di qualche membro di governo potrebbero creare un certo disturbo alle aste settimanali.

Materie prime: oro difende i minimi di venerdì
Tra le commodity, in calo l’oro dopo il balzo della scorsa settimana. Nonostante le vendite, il metallo prezioso è riuscito comunque a difendere i minimi di venerdì a quota 1.256 dollari/oncia. In calo anche il petrolio, con il future sul greggio texano che rimane a 96 dollari/barile, dopo che i recenti rialzi lo avevano riportato al ridosso dei 98 dollari.