Ipo Poste Italiane: a Piazza Affari entro l’inizio dell’estate

Tornano d’attualità le privatizzazioni ed in particolare l’Ipo (initial public offering) di Poste Italiane che dalle ultime indiscrezioni potrebbe essere avviata entro l’inizio dell’estate.

Probabilmente già nel mese di luglio con la quotazione del 30-40% che porterà nelle casse dello stato tra i 4,5 e i 5 miliardi di euro. Di questo ammontare, il 50-60% dovrebbe andare agli investitori istituzionali, il 2-5% ai dipendenti a titolo gratuito e il restante al canale retail. I dipendenti non solo parteciperanno alla privatizzazione, possedendo una quota non indifferente del capitale di Poste, ma al contempo potrebbero ottenere un loro rappresentante nel board, un pò sul modello tedesco. E tenendo presente che il 51% dei dipendenti delle Poste è iscritto alla Cisl, il sindacato guidato da Raffaele Bonanni potrebbe entrare nel cda.

La quota da offrire in sottoscrizione potrebbe valere 3-4 miliardi di euro. Infatti, nel 2010, all’epoca in cui la Cdp uscì dal capitale con uno swap azionario del 35% in favore del Tesoro (che da allora controlla Poste al 100%), Deutsche Bank aveva valutato l’intero capitale di Poste sui 10 miliardi di euro. C’è però da risolvere la questione legata al rinnovo triennale dell’accordo con la Cdp, scaduto lo scorso 31 dicembre. La Cdp gestisce per Poste il risparmio raccolto, ma nel caso di privatizzazione, tale rapporto potrebbe assumere una natura prettamente contrattuale ed essere allungato a 5 anni. In più, bisognerebbe risolvere prima anche la questione dei crediti con lo stato, che varrebbero 2 miliardi.

A questo punto, dovrebbe essere abbandonato del tutto il progetto di Sarmi di separare e quotare parzialmente e separatamente Bancoposta e Poste Vita, che oggi sono business unit a tutti gli effetti, ma che scorporati dal resto della società ne abbasserebbero il valore.