I rimpianti economici della Corte dei Conti

Una delle frasi piu’ abusate dal giornalismo e non solo e’ “la storia non si fa con i se e con i ma”. Tutto vero, pero’ qualche “se” aiuta a capire quanto migliore poteva essere il nostro paese dal punto di vista economico in presenza di determinate condizioni.

Questi scenari ipotetici sono stati illustrati dal numero uno della nostra Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, il quale e’ in Giappone per il Global Working Group. Che cosa ha detto Giampaolino nello specifico?

Anzitutto, se gli avanzi primari (la somma disponibile per pagare gli interessi sul debito pubblico) del biennio 1998-1999 fossero rimasti pari al 5% del prodotto interno lordo anche negli anni successivi, l’Italia potrebbe oggi vantare un rapporto tra debito e Pil di gran lunga inferiore al 100%, secondo alcune fonti circa l’84%. Uno dei punti piu’ bassi di questo valore, invece, e’ stato raggiunto nel 2007 (103%), per poi aumentare in maniera costante fino all’attuale e preoccupante 127%.

Cosa non ha funzionato? L’Italia ha adottato l’euro come propria moneta, di conseguenza doveva rispettare in maniera rigorosa tutta una serie di obiettivi: una maggiore attenzione sull’avanzo primario avrebbe consentito di sostenere al meglio il debito pubblico, evitando strumenti impopolari come nuove tasse, un danno non da poco per qualsiasi economia reale.

Giampaolino ha anche ricordato come il rapporto tra il debito pubblico e il Pil puo’ diventare una misura virtuosa soltanto in presenza di rigore, anche se ormai e’ troppo tardi per avere rimpianti, dato che si sta parlando di percentuali importanti che risalgono a ben quindici anni fa. L’aumento del prodotto interno lordo nominale, inoltre, e’ l’altro metodo utile per sostenere la nostra economia, un suggerimento implicito al nuovo governo che, si spera, potra’ insediarsi a breve?

Autore: Simone Ricci – Iljournal.it