Giappone, resa dei conti per l’Abenomics?

Come detto, l’ Abenomics continua ad avere sostenitori. I prossimi mesi dovranno però provare che un’inversione di tendenza è ancora possibile.

economia giapponese abenomicsI sostenitori dell’Abenomics indicano nell’ascesa del Nikkei la principale conseguenza positiva della nuova impostazione economica, ma i numeri grigi del PIL giapponese sono il segno tangibile che l’ottimismo suscitato dalle politiche economiche del premier Shinzo Abe si è ormai dissipato. La crescita del prodotto interno lordo nipponico è in costante declino dal settembre 2013 e, anche se la caduta non è in realtà grave quanto la progressione cronologica faccia pensare, la tendenza evidenzia comunque una diminuzione di fiducia per l’esecutivo giapponese.

Nonostante le buone notizie dal settore dell’occupazione (che continua a migliorare dopo avere toccata i minimi nel marzo di 5 anni fa), le paure degli investitori trovano fondamento altrove e gli sforzi dell’esecutivo sembrano insufficienti su diversi fronti.

Esportazioni

Tradizionalmente, il Giappone viene visto come un’economia dedita soprattutto all’export. Il mercato interno raggiunge molto facilmente la saturazione forzando le aziende a cercare sfogo in altri mercati allo scopo di sostenere la crescita. Questo il punto cruciale dell’impianto di politica economica votato, quindi, alla svalutazione dello yen.

In ogni caso, nessuna delle cifre pubblicate dall’inizio dell’anno si è avvicinata al consensus e l’analisi di un periodo piú ampio mostra che le esportazioni hanno ecceduto le attese solo in tre mesi. Soprattutto nel primo quarto del 2014, l’export ha continuato a deludere nonostante la moneta debole, con il cross Usd/Jpy che ha perso il 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In aggiunta a quanto detto, il comparto che fa piú affidamento all’export (soprattutto il settore automobilistico quindi) dipende direttamente dallo stato di salute delle economie che, invece, importano. In Asia, uno dei principali mercati per i prodotti nipponici, le prospettive economiche sembrano opache: la Cina rallenta, la Tailandia è ancora in fase di recupero dalle recenti turbolenze politiche e le restanti nazioni del sud est asiatico restano troppo legate alla politica economica statunitense. Basta menzionare il termine ‘tapering’, infatti, per assistere alla contrazione dei principali indici locali.

Per quanto riguarda l’altro principale importatore, gli USA, il quadro generale indica che la strada della ripresa è stata almeno imboccata. La crescita rimane peró debole e ci vorranno numeri forti per un periodo prolungato perché si possa festeggiare il ritorno a una fase espansionistica.

Importazioni

Abbiamo detto che le esportazioni sono state danneggiate dalla debolezza economica dei partners commerciali, mentre le importazioni invece sono cresciute velocemente nel corso dello stesso periodo. Dopo l’incidente nucleare di Fukushima, l’import di carburanti fossili è naturalmente aumentato, sollevando domande sulle implicazioni della moneta debole. I costi delle importazioni potrebbero aumentare a dismisura senza un reddito da esportazione che riequilibri il rapporto.

Intanto, la bilancia dei pagamenti continua a consegnare dati negativi e il deficit aumenta.

Nikkei

I sostenitori dell’Abenomics indicano nell’ascesa del Nikkei la principale conseguenza positiva della nuova impostazione economica. In questa prospettiva, si puó riconoscere che le politiche economiche hanno efficacemente attratto nuovi investitori e deviato liquidità nelle aziende giapponesi, così come hanno controbilanciato il rischio di deflazione. Il grafico seguente mostra l’impennata del Nikkei, la maggiore in oltre 20 anni visto che l’indice ha aumentato del 50% il suo valore.Nikkei_TM

La fiducia dei consumatori ha superato le attese, almeno fino all’ottobre 2013, quando si è attestata a 45,4 (aspettative al 43,8). Anche i dati dell’inflazione sembravano promettere bene, visto che risultavano in linea con l’obiettivo del 2% prefissato dalla Banca del Giappone.

Questi promettenti numeri hanno costituito la prima reazione, positiva, alle costose politiche economiche dell’esecutivo, seguite però dal collasso della fiducia dei consumatori, affondata al 37,5 a marzo di quest’anno. I dati sull’inflazione, seppure notevoli, non sono stati accompagnati da un aumento dei salari. Nonostante una moltitudine di summit e incontri, Abe non ha ancora convinto gli imprenditori ad aumentare i salari e assumere piú lavoratori.

I consumatori giapponesi hanno infatti sofferto il doppio colpo: da una parte l’aumento dei prezzi dei beni importati, dall’altra l’aumento dell’iva introdotta ad Aprile. L’impatto di questa mossa si è reso ormai evidente. A luglio la spesa delle famiglie è calata del 5,9%. Il Pil ha chiaramente frenato, ad Agosto la vendita di automobili ha perso circa il 5%, ma le esportazioni sembrano sulla via del recupero (+3,9% a luglio).

Ancora deflazione?

Un anno dopo che la prima cura di quantitative easing ha svalutato lo yen, emerge una vacillante incertezza sull’economia giapponese. È probabile si dimostri necessaria una seconda tornata di QE. Gli investitori hanno accettato questa nozione e si aspettano che la Banca del Giappone inietti ancora denaro nel sistema per svalutare ulteriormente la moneta.

L’aumento dei salari non è solo una faccenda che impensierisce gli economisti: lo stesso Abe ha piú volte sottolineato l’elemento culturale di un mondo dell’impresa che pretende impiegati sempre disponibili ad accettare orari folli per paghe inferiori ai colleghi del resto del mondo.

Come detto, l’Abenomics continua ad avere sostenitori. I prossimi mesi dovranno peró provare che un’inversione di tendenza è ancora possibile.

Mathieu Fuhrmann, analista finanziario di IG Group, conferma questa interpretazione, ma mette in guardia rispetto a ricadute economiche piú ampie: “Uno yen debole aiuterá il Giappone, che ha bisogno peró di brillanti partners commerciali: svalutare ulteriormente la divisa nazionale non risolve questo problema. Danneggiare il potere d’acquisto dei giapponesi svalutando troppo lo yen, senza un pari aumento dei salari, mette ulteriormente a rischio il deficit della bilancia commerciale”.

Sulla piattaforma di trading IG puoi osservare l’evoluzione dei principali mercati finanziari, indici compresi, il cui comportamento viene ricalcato da prodotti derivati quali i CFD, contratti per differenza. Ricorda che i CFD sono prodotti a leva, nel caso decidessi di aprire un conto potresti perdere piú dell’investimento iniziale.