Euro in crescita dopo il nulla di fatto della BCE

Delusi molti operatori dal meeting della BCE. Per Draghi è troppo presto per agire e che serviranno ulteriori dati (PIL del 4T di Eurolandia), prima di scegliere se intervenire (e soprattutto come).

Autore: Ufficio Studi IG. Nonostante le probabilità di un taglio dei tassi d’interesse di 15 punti base (da 0,25% allo 0,10%) fossero molto basse, il numero uno della Bce, Mario Draghi, avrebbe potuto almeno introdurre qualche misura straordinaria per fronteggiare l’inflazione bassa e sostenere le attività economiche. Invece il Consiglio Direttivo della BCE ha scelto di mantenere i key interest rates invariati (0,25% per i tassi d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale, 0,75% per le operazioni di rifinanziamento marginale e 0% per i tassi sui depositi) e rimandando alle prossime riunioni dei possibili interventi. Draghi, nella conferenza stampa, ha espresso l’opinione che era troppo presto per agire e che serviranno ulteriori dati (PIL del 4T di Eurolandia),prima di scegliere se intervenire (e soprattutto come). Draghi ha anche dichiarato che il possibile stop alla sterilizzazione del programma SMP non è stato discusso dal comitato ma è una possibilità che è sotto studio dagli esperti della BCE.

Il numero uno della BCE ha, inoltre, affermato che per arrivare a tali scelte la discussione tra i membri della commissione operativa è stata molto ampia. Crediamo che siano stati proprio i governatori di alcune banche centrali “forti” (guidati da Weidmann, presidente della Bundesbank) a insistere per rimandare il lancio di nuove misure.

Intanto domani sarà un’altra giornata critica con la pubblicazione negli Stati Uniti dei non farm payrolls di gennaio. Dopo le cifre contrastate sull’economia americana degli ultimi giorni sarà importante verificare il “vero” stato di salute della ripresa in modo da prevedere le prossime mosse della “nuova” commissione operativa della FED. Dal prossimo meeting di marzo del FOMC avremo un nuovo presidente (Janet Yellen) che guiderà il braccio armato dell’istituto centrale del paese a stelle e strisce. Riteniamo che cifre sui NFPs vicini o superiori alle attese non modificheranno le aspettative su una continuazione del tapering da parte della FED. Dati macro molto deludenti (NFPs < 100k) potrebbero invece convincere la Yellen e gli altri membri votanti del FOMC a interrompere per qualche mese il taglio degli stimoli monetari.

EUR/USD
Il nulla di fatto della BCE ha portato il cambio euro/dollaro a salire al di sopra di 1,36. Il rialzo è stato indubbiamente significativo ma non è riuscito ancora a superare la trendline ribassista partita dai top del 27 dicembre. Solamente il superamento di tale resistenza dinamica ora in transito a 1,3670 darebbe conferma del momento positivo del cross, creando i presupposti per un allungo in direzione degli obiettivi situati a 1,3740 e 1,3820. Discorso ben diverso, invece, in caso di cedimento dello strategico supporto di brevissimo periodo situato a 1,3475, bottom di febbraio, preludio a un possibile ribasso verso 1,34 e 1,33.