Emergenti mandano in tilt. Telecom Italia affonda sotto i colpi dell’Argentina

Chiusura in ribasso per gli indici statunitensi in scia alle tensioni che stanno impattando sui Paesi emergenti. I primi segnali sono scattati ieri e hanno affossato Wall Street.

Autore: Ufficio Studi IG. Gli effetti non si sono fatti attendere sui listini asiatici e su quelli europei. Per le borse Usa è la peggior settimana da maggio 2012. La volatilità è in forte aumento (VIX sopra area 15) e i volumi in borsa sono molto sostenuti, segnale che le vendite sono diffuse. Insomma, tutti gli elementi ci dicono che la “tempesta perfetta” sembra essere alle porte. Gli operatori stanno uscendo dal mercato aspettando che passi, anche se i tempi potrebbero non essere così brevi. La corsa verso asset più sicuri (cosiddetto fly to quality) ci induce a pensare che questa volta potrebbe essere qualcosa in più di una semplice correzione di borsa. Probabilmente delle risposte più certe le avremo solo mercoledì sera, quando la Federal Reserve darà indicazioni sulla politica monetaria. Una riduzione degli stimoli potrebbe accelerare il deflusso dagli Emergenti con ripercussioni pesanti sui listini azionari.

In Europa, il peggior calo è stato di Madrid (-3,8%), dato che molte imprese iberiche sono esposte in Sudamerica. L’effetto a catena ha ripercussioni pesanti anche in Europa quindi.

Valute: valute emergenti mandano alimentano fly to quality
Sul fronte valutario, non trova sostegno il peso argentino che sta crollando sotto i colpi del dollaro forte. La mossa sta avendo ripercussioni anche sulle altre valute emergenti. Il deflusso da queste valute sta portando gli operatori a posizionarsi su divise risk avverse, come lo yen. La valuta nipponica è in forte ascesa e ha guadagnato terreno verso tutte le principali valute.

Italia: Telecom Italia affonda sotto i colpi dell’Argentina
L’indice Ftse Mib ha terminato le contrattazioni con un calo dell’1,9%, a quota 19.450 punti, minimi dal 9 gennaio scorso. I prossimi supporti passano a quota 19.200 e poi a 18.800, bottom da inizio anno, al di sotto del quale il quadro grafico peggiorerebbe sensibilmente. Tra i titoli peggiori Telecom Italia, che risente delle tensioni in Argentina. I migliori asset dell’utility italiana si trovano in Sud America, pertanto, è facile aspettarsi che se la crisi argentina dovesse allargarsi a macchia d’olio anche al vicino Brasile, le ripercussioni su Telecom saranno importanti e gli investitori stanno scontando questa eventualità.

Titoli di Stato: Spread in ampliamento su tensioni emergenti
Sul fronte governativo, tornano l’appeal sul Tnote e sul Bund in scia alle tensioni che si sono abbattute sui mercati. I rendimenti sul Tnote e sul Bund a 10 anni si sono portati ai minimi da oltre due mesi, rispettivamente a quota 2,74% e 1,65%. In controtendenza i rendimenti dei titoli periferici dell’Eurozona che tornano a salire. Gli spread sono tornati ad allargarsi, con quello Btp-Bund che è tornato a 225pb. Se le tensioni in Argentina dovessero acuirsi è facile attendersi un forte riposizionamento degli investitori sul Bund che potrebbe riportare lo spread verso area 250pb.

Materie prime: Oro ai massimi su tensioni periferici
Tra le commodity, vola ai massimi da oltre due mesi l’oro in scia all’ondata di risk off che si sta abbattendo sui mercati. Il metallo prezioso ha toccato un massimo di seduta a quota 1.273 dollari/oncia, top dal 20 novembre.