BCE, QE e gli effetti sui Mutui

Mario Draghi riduce il QE, ma lo prolunga di nove mesi. Buone notizie per il settore dei mutui, il tasso fisso fa ancora la parte del leone.

mutui bce qeUn prolungamento ed una contemporanea riduzione del QE per il 2018 erano attesi, e la BCE non ha smentito le previsioni: QE ridotto da 60 a 30 miliardi al mese, ma prolungato di nove mesi fino a settembre 2018. Buone notizie quindi per il settore dei mutui.

Questo in pratica prolunga anche la prospettiva di mantenimento del costo del denaro ai livelli attuali o molto simili. I futures sull’Euribor al momento ipotizzano una risalita dell’indice solo a partire dalla metà del 2018, ma con una eventuale risalita comunque molto graduale: attualmente l’Euribor è stabilmente negativo tra -0,30% e – 0,37%, e i futures vedono un ritorno allo zero solo verso la fine del 2019 ed un possibile ritorno all’1% non prima della seconda metà del 2022.

Per quanto tali previsioni siano da considerarsi unicamente indicative e passibili di notevoli cambiamenti nel corso del tempo, quello che appare chiaro è che il periodo di ampia disponibilità di capitali a costi minimi si allunga ulteriormente.

Buone notizie quindi per il settore dei mutui e per chi sia interessato all’acquisto di una casa nei prossimi anni: si potrà godere ancora per diverso tempo dello scenario favorevole che si è concretizzato in questi ultimi due anni, con tassi sui mutui vicini ai minimi storici e prezzi immobiliari ancora molto favorevoli.

I prezzi delle case sono infatti in calo ormai da dieci anni e si sono riportati su livelli mediamente più accessibili e convenienti, con acquisti agevolati proprio dall’ampia gamma di mutui a tassi minimi resi disponibili da tanti istituti bancari.

Considerando le durate dai vent’anni in su, le più richieste per i mutui, i migliori tassi fissi si mantengono al di sotto del 2%, e i tassi variabili più convenienti si trovano tra 0,60% e 0,80%.

La convenienza di tali offerte è confermato dai recenti trend sulle richieste di mutuo rilevati dall’Osservatorio MutuiOnline.it: il tasso fisso fa ancora la parte del leone con una quota di erogazioni ancora oltre l’80%, a conferma della sua preferenza quale “assicurazione a basso costo” contro quelle che potranno essere le incertezze dell’andamento dei tassi nel lungo termine. Guardando però alle nuove richieste di mutui si nota un cospicuo aumento della quota a tasso variabile, che dai minimi al 17% di un anno fa risale ad oltre il 25% negli ultimi mesi.

L’allungarsi dell’orizzonte per i tassi ai minimi sta quindi rendendo man mano più interessante il tasso variabile per una crescente quota di mutuatari, fiduciosi nella possibilità di poter massimizzare il risparmio sul finanziamento per un più lungo periodo di tempo e allo stesso tempo limitare nel tempo la futura variabilità della rata.

Come sempre, va tenuto presente che il mercato è certamente favorevole ma nel panorama delle offerte le condizioni proposte non sono tutte uguali, ed il differenziale tra i migliori tassi ed i più alti supera l’1%. Sembra una differenza di poco conto, ma su un mutuo medio da 120.000 euro comporta una spesa aggiuntiva per interessi di 700 euro all’anno. In altre parole, scegliere bene il proprio mutuo tra le tante offerte può permettere di risparmiare complessivamente dai 13.000 ai 20.000 euro.

Commento a cura di Roberto Anedda – MutuiOnline.it