Le aspettative sui mercati emergenti per i prossimi mesi

I dati fondamentali e il contesto macroeconomico dei mercati emergenti stanno migliorando. L’aumento dei prezzi delle materie prime sta spingendo la ripresa in Brasile e Russia.

mercati emergentiVerso fine 2016, a seguito del risultato delle elezioni USA, è aumentata l’incertezza tra chi investe nei mercati emergenti. Con la fine del primo trimestre 2017 alle porte, è opportuno soffermarsi sugli sviluppi dei mercati emergenti e capire cosa gli investitori dovrebbero tenere a mente nei prossimi mesi.

Al di là dei rischi riguardanti le politiche commerciali negative, l’incertezza politica e il protezionismo economico degli USA, sono tre i motivi per cui confermiamo ancora il nostro ottimismo rispetto alle prospettive dei mercati emergenti:

1. Positività del quadro macroeconomico e degli utili:

Siamo convinti che i dati fondamentali, nonché il contesto macroeconomico delle economie sottostanti, stiano migliorando. In Brasile e in Russia è in atto una ripresa, promossa dall’aumento dei prezzi delle materie prime (che agevola anche le altre economie esportatrici di materie prime). Il Brasile e la Russia rappresentano inoltre importanti partner commerciali per la Cina, pertanto acquisteranno più prodotti da questo paese rispetto all’anno scorso e a quello precedente.

Anche le prospettive sulla Cina sono in via di stabilizzazione: ormai esistono meno timori circa una forte svalutazione del renminbi. Nel frattempo, la crescita del prodotto interno lordo (PIL) si sta stabilizzando e il PIL nominale sta migliorando a fronte del ritorno in territorio positivo dell’indice dei prezzi alla produzione (IPP). Ciò dovrebbe determinare un’accelerazione della crescita degli utili che, insieme a una maggiore disciplina nelle spese in conto capitale, dovrebbero tradursi in un aumento del rendimento sul capitale investito per le società. Tutti questi fattori dovrebbero in definitiva determinare una rivalutazione del mercato azionario.

2. Il mercato sovrastima il rischio di rafforzamento del dollaro USA:

Riteniamo che la correlazione negativa tra il dollaro USA e la performance delle azioni dei mercati emergenti si indebolirà, diversamente da quanto avvenuto in passato. Storicamente, il dollaro USA rappresenta la fonte di liquidità globale per i finanziamenti. Ciononostante, le altre valute hanno assunto maggiore importanza, ad esempio la Cina sta promuovendo il renminbi come valuta globale e fornendo liquidità.

I Paesi dei mercati emergenti stanno riducendo la loro dipendenza dai finanziamenti in dollari USA. Importanti economie, come la Corea del Sud e la Cina, stanno registrando grandi surplus delle partite correnti, mentre Paesi che prima avevano considerevoli deficit delle partite correnti li hanno ridotti o persino tramutati in surplus. Inoltre, la composizione dell’indice MSCI Emerging Markets si è spostata da comparti sensibili al dollaro USA come l’energia e i materiali verso settori più trainati dalla domanda interna come internet. Ad esempio, società quali Largan Precision o Taiwan Semiconductor, che presentano costi in valuta locale ma che vendono i propri prodotti in dollari USA, dovrebbero in definitiva trarre vantaggio dal rafforzamento del dollaro statunitense.

3. Valutazione:

La valutazione delle azioni dei mercati emergenti risultano ancora interessanti; le società dei mercati emergenti offrono un tasso di crescita maggiore rispetto alle controparti globali, pur essendo ancora negoziate a sconto rispetto alle azioni globali. Al contempo, le revisioni degli utili stanno migliorando notevolmente, il che dovrebbe ulteriormente sostenere la performance.

Per il resto dell’anno, prediligiamo le società di alta qualità negoziate a sconto rispetto al loro “fair value” e alle relative controparti. Puntiamo sulle società nazionali che non dovrebbero risentire direttamente delle politiche commerciali negative. Presentiamo inoltre un posizionamento in società leader mondiali come Largan Precision e Taiwan Semiconductor, che sono all’avanguardia perché dispongono di proprietà intellettuali e di tecnologie superiori rispetto ai concorrenti e, se necessario, sarebbero in grado di spostare la produzione negli USA.

Commento a cura di Thomas Schaffne, Vontobel Asset Management